Il diktat del centro arredi. "Della vendita di quei mobili dovete parlare solo con i magistrati"

«Il cliente a me m’ha chiesto, tu devi rispondere a una semplice domanda: m’hai venduto dei mobili? Ok. Allora domanda. Mi hai consegnato, ti sei interessato di una consegna? Anzi, non interessato, mi hai fatto una consegna, hai pagato un trasportatore? No». Così Davide Russo, il testimone-dipendente di Castellucci, riassume il senso della «parola d’ordine» che uno dei vertici del centro arredi avrebbero fatto circolare dopo che quei progetti e quegli arredi per una casa all’estero dei clienti «vip» Tulliani e Fini erano diventati scottanti. Una raccomandazione ricevuta anche venerdì, quando ormai Russo aveva deciso di raccontare al Giornale quello di cui era stato testimone, dall’amministratore dell’azienda, Paolo Spano. «Non si parla con i giornalisti, se poi ci chiamano i magistrati diremo la verità su questi mobili», il diktat. Che poi, nell’eventuale faccia a faccia con i pm, la linea non cambia troppo: «Ok la vendita. E dopo la vendita, possiamo aver fornito numeri telefonici e contatti per trovare lo spedizioniere, ma non abbiamo trasportato niente, noi direttamente».
La conseguenza paventata è una querela ai sensi della «legge sulla privacy», e la linea «interna» alla fin fine è la stessa del comunicato ufficiale del negozio. Che sorvola appunto sulla vendita dei mobili e sulla progettazione di ambienti, e rimarca solo la propria estraneità da eventuali spedizioni a Montecarlo. Così quella storia, l’aver arredato la «casa di Fini a Montecarlo», che per mesi era stata una medaglia da esibire con clienti e fornitori, una vicenda praticamente di pubblico dominio, dal 28 luglio era diventata top secret.
D’altra parte le «raccomandazioni» del centro arredi di via Aurelia a Roma non intaccano nemmeno una virgola di quanto raccontato dal Giornale e dal testimone. Che ancora ieri ha ribadito di non sapere chi, alla fine, si occupò di portare arredi e materiali per la ristrutturazione dell’appartamento alla destinazione finale, oltreconfine. Pur confermando che quei progetti curati personalmente da Elisabetta Tulliani accompagnata, in due occasioni almeno, dal presidente della Camera, erano per una casa all’estero in via di ristrutturazione. «Non vedo l’ora di poter ripetere a un giudice quello che ho sentito e che ho visto, anche in relazione alla cucina di cui avete pubblicato fattura e disegni».
Intanto potrebbe essere un avvocato a raccogliere ancora una volta lo sfogo e la verità di Davide Russo, e non solo la sua. Dopo Ferragosto gli stessi esponenti della Destra che presentando l’esposto sulla casa di Montecarlo (ereditata da An e svenduta a società off-shore) hanno innescato l’inchiesta dei pm romani, daranno il via a una serie di indagini difensive, nominando un avvocato di fiducia.
Che potrà, appunto, svolgere un’inchiesta parallelamente a quella dei pm, come previsto dal codice. Il primo passo annunciato è appunto la raccolta di testimonianze, e tra i primi a essere ascoltati potrebbero esserci i vertici del centro di arredamenti Castellucci, nonché i dipendenti che avrebbero, lavorando lì, seguito l’evoluzione della progettazione dell’arredo per quella casa.
GMC-MMO