Diktat dei Ds: «Veronesi, di’ qualcosa di sinistra»

Gianandrea Zagato

Umberto Veronesi non mercanteggia qualcosa di sinistra. Indisponibile anche a dire qualcosa di pseudo. E il risultato è il declino della sua candidatura, «le sue dichiarazioni non possono essere condivise e hanno sicuramente un certo rilievo sulle scelte future» commenta Pierfrancesco Majorino, coordinatore cittadino dei Ds.
Virgolettato che apre il tiro al piccione sull’oncologo colpevole di non rinunciare alle sue idee. A tal punto che ne ridà prova pure alla cerimonia per la posa della prima pietra dello Ieo 2, la seconda struttura dell’Istituto europeo di oncologia dedicata alle attività di day center e a un luogo di accoglienza per i pazienti e i loro familiari. «Non posso che essere grato a chi sostiene il mondo della scienza e della ricerca» ribadisce il professore che applaude nuovamente il ministro della Sanità, Francesco Storace. Ma l’apprezzamento dello scienziato per «la svolta storica della scienza italiana, con l’aumento dei fondi previsto dalla Finanziaria» per quelli dell’Unione è davvero troppo: «Non può essere più il nostro candidato» annuncia Nando Dalla Chiesa, «l’aedo della maggioranza non può fare il leader dell’opposizione». «Uno che parla così dimostra di non poter essere il candidato dell’Unione e, comunque, non sarà certo quello di Rifondazione» taglia corto il segretario di Rifondazione, Augusto Rocchi. «La scelta non è più rinviabile: Veronesi o fa il candidato sindaco o l’imprenditore e costruttore di scienza» fa sapere Roberto Caputo della Margherita, mentre la segreteria ds «chiede a Veronesi di dire subito se e con quali proposte intende rendersi disponibile».
Dichiarazioni che tentano di minare l’autorevolezza dello scienziato, il prestigio internazionale e, soprattutto, l’indipendenza di giudizio. Valutazioni che il sindaco Gabriele Albertini sintetizza come «meschinità e gelosie»: «Veronesi è uno scienziato di fama mondiale che onoriamo pure con questo inizio di lavori di un’attività importante per la città e lo sviluppo dell’ampliamento dello Ieo a cui seguirà il progetto della città della scienza. E questo insieme di valori, di concezione e di pensiero è incompatibile con le becere polemiche politiche che non sono neanche di potere. Sono solo meschinità e gelosie e quant’altro ha a che vedere con la politica praticata ai più bassi livelli». Giudizio tagliente ma che rispecchia il livello del centrosinistra meneghina, dove non si contano più le intimidazioni dell’Unione contro il proprio candidato sindaco che non sembra più di tanto intenzionato a diventare il futuro inquilino di Palazzo Marino.
«Sulla mia candidatura deciderò presto, molto presto. Certo, sono chiaramente in conflitto (d’interessi, ndr) ma stiamo parlando in termini ipotetici, dunque aspettiamo». Uscita di chi «non sa» se tra due anni «quando lo Ieo 2 sarà costruito lo inaugurerò da sindaco». Annotazione che la dice lunga sulla indisponibilità di Veronesi a sopportare ulteriormente altri attacchi a colpi di notizie tendenziose per bruciare la sua immagine pubblica. Ultima quella firmata dal no global Vittorio Agnoletto: «Veronesi ha sostenuto la riforma della sanità targata Formigoni. È un medico che non era allora e non è oggi proprio estraneo alla sanità privata e di cui non sono un mistero gli stretti rapporti che intrattiene con importanti case farmaceutiche».
«Curriculum» ad uso e consumo della rissosità del centrosinistra che, chiosa Ignazio La Russa, «vuole Veronesi trinariciuto». Convivenza impensabile con quell’Unione che guarda con sospetto una diversa cultura politica d’impronta riformista. E l’oncologo di fama internazionale adesso lo ha ben chiaro, pure se alle aggressioni e ai pregiudizi del centrosinistra preferisce non rispondere. O, meglio, lo fa rilanciando solo le sue idee.