Il diktat di Marta rischia di affondare la «terna»

La bufera che sta montando per la nomina del nuovo vertice dell’Autorità portuale - con la prospettiva di mantenere a Palazzo San Giorgio l’attuale presidente Giovanni Novi, in prorogatio, o nominare un «tecnico» in qualità di commissario straordinario - è nata lì, in via Garibaldi, ufficio del sindaco, ultima porta a sinistra. «Scegliete pure il colore che preferite, purché sia nero» diceva il vecchio Henry Ford, magnate dell’automobile, dopo aver messo in vendita il suo «Modello T». E lei, Marta Vincenzi, primissima cittadina (autoreferenziata) di Genova, ha detto più o meno così per vendere al meglio la candidatura del «suo» Paolo Costa, in alternativa a Mario Margini e Luigi Merlo. Rivolgendosi al ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, ma soprattutto al capo della Regione Claudio Burlando, all’assessore comunale Mario Margini, ai politici, agli operatori portuali e, se non bastasse, anche agli immigrati irregolari e agli allenatori di calcio di Serie A, Vincenzi (che ieri s’è portata appresso il professore, evidentemente per lei già in carica, all’assemblea di Confitarma) ha precisato: «Di quella terna, scegliete pure chi vi pare, in piena libertà e autonomia decisionale. Purché sia Costa». Un diktat, che ha mandato su tutte le furie (e ce ne vuole) il mite Margini, ma soprattutto il migliore amico-nemico di Marta, quel Claudio Burlando che si era già preso uno shampoo dal sindaco per via di quell’idea (definita letteralmente improponibile) della presentazione pubblica a Palazzo San dei programmi dei tre candidati. Il presidente della Regione ha rintuzzato l’attacco alla sua maniera, da confessore laico: «Si dice il peccato, non il peccatore». Perciò ha sparato a zero sull’ex Supermarta senza mai chiamarla per nome, anche se chi ascoltava ha capito benissimo. Chi invece ha protestato chiamando alla sbarra Marta Vincenzi, ma anche il resto del centrosinistra, è stato ieri il gruppo di Forza Italia in Regione: «È sorprendente - secondo il capogruppo Luigi Morgillo - come il dibattito non sfiori minimamente le sedi istituzionali competenti a esprimere indirizzi e linee politiche. Per questo abbiamo deciso di portare la discussione in Consiglio regionale. Anche perché finora la questione è rimasta chiusa all'interno del Partito democratico: avere la tessera del Pd è, forse, l'unico requisito richiesto per diventare presidente del porto? A noi non risulta». La richiesta di dibattito (accolta da Burlando e Ronzitti, se ne parlerà in aula giovedì) è stata sottoscritta anche da Gianni Plinio (An), Nicola Abbundo (Udc), Francesco Bruzzone (Lega) e Giovanni Macchiavello (Per la Liguria Sandro Biasotti). È lo stesso ex governatore a rincarare la dose: «La terna è composta solo da esponenti di sinistra, e per di più di un solo partito e investiti di incarichi operativi. Due di loro, inoltre, magari bravissimi, per carità, non sono nemmeno genovesi». Quasi meglio un commissario. In attesa di individuare un’altra terna. Vuoi vedere che ci sarà qualcuno a dire: «Arridatece Giovanni Novi!»?