Il diktat di Sanguineti: «Non sognatevi di demolire casa mia»

Il poeta prestato alla politica contrario a buttar giù la diga di Begato

(...) Terzo valico? Termovalorizzatore? Venti minuti a risposta senza però nessuna concreta presa di posizione. Perché se da un lato Sanguineti vuole il porto come motore economico e sociale di Genova, dall'altro il Terzo valico lo giudica una «priorità di non facile realizzazione». Nel suo programma, quindi, meglio non parlarne. Stessa storia per il discorso inceneritore, poiché il problema si risolve con il motto: «Prevenire è meglio che curare». «Ridurre la quantità di quello che deve essere incenerito», è il dictat di Sanguineti che crede fermamente nella possibilità di sbrigare la questione facendo produrre ai genovesi meno spazzatura. Come, non è dato sapere.
C'è spazio anche per le stoccate ai suoi due contendenti per la vittoria alle primarie. Riguardo alla candidatura di Zara infatti, Sanguineti dice di non aver chiare parecchie cose: «La motivazione del suo ingresso, il ruolo di Garrone, la lunga esitazione, il dilemma sulla sua candidatura con una lista civica o all'interno del centrosinistra...». Il tutto per un impietoso giudizio finale: «Un programma che non ha portato nulla di nuovo - sentenzia il poeta - che si è concluso con l'abbraccio mortale della destra». Di Marta Vincenti invece non condivide l'idea di abbattere la diga di Begato, un gioiello architettonico che «anni addietro aveva ricevuto indicazioni favorevoli perfino da una delegazione cinese». Meglio tenersi Begato - dove, detto per inciso, abita lui - e «portare più servizi per contrastare il degrado urbano sociale». Questo è infatti un altro punto del programma, proprio come quello di trasformare Genova in una città multietnica, facendo adoperare il Comune «affinchè la concessione dei permessi di soggiorno sia conferita agli enti locali». E ancora, naturalmente, avanti per la strada intrapresa verso «il diritto al voto nelle amministrative per i cittadini stranieri». Sanguineti non si dimentica neppure del problema del precariato e della sicurezza. Quest'ultimo però, si risolve senza un aumento «delle forze di polizia, in una logica repressiva». Infine immancabile ritorno sulla sua prima anticipazione del programma: «Restaurare l'odio di classe». Mica l'ha voluto lui, spiega. «La guerra di tutti contro tutti l'abbiamo subita da parte dei poteri che ci schiacciano - chiarisce, a modo suo, Sanguineti -. Le reazioni pertanto, rientrano nella legittima difesa». Almeno questo concetto è chiaro.