Diktat Sharia imposta a sud di Mogadiscio

«Ora controlliamo quasi tutto il sud della Somalia, abbiamo nelle nostre mani la città di Chisimaio che è la terza città del paese ed applichiamo ovunque la sharia islamica»: l’annuncio arriva da Abu Abdel Rahman, uno dei capi dei Giovani mujaheddin somali, gruppo armato noto per essere la cellula somala di Al Qaida. Lunedì sera, per la prima volta nella storia dei movimenti jihadisti, un leader di un gruppo armato è intervenuto attraverso la chat in internet denominata Paltalk dialogando con alcune decine di simpatizzanti di Al Qaida presenti in internet. L’appuntamento con il leader della Jihad somala era stato annunciato nei forum jihadisti sul web pochi minuti prima dell’inizio dell’incontro nella chat.
Abu Mansur ha ricevuto diverse domande da parte degli utenti del forum a proposito dell’attuale situazione in Somalia: il leader dei «giovani mujaheddin» ha spiegato che le uniche zone del sud ancora non controllate dal movimento sono alcuni quartieri di Mogadiscio e Baidoa. «La nostra Jihad è iniziata due anni fa con l’arrivo delle truppe straniere nel paese - ha aggiunto - ora controlliamo tutto il sud nel quale applichiamo la sharia islamica».
Abu Abdel Rahman ha anche annunciato che il movimento «ha dato vita a una polizia religiosa che controlla il comportamento delle persone». Ciò si traduce, ha spiegato, nel divieto «di ascoltare musica o tenere un comportamento non consono» alla sharia. «In Somalia si può ascoltare solo il Corano, e i detti di Maometto - ha affermato -. Lo stesso vale per la preghiera: quando arriva il momento e il muezzin chiama i fedeli dalle moschee, tutti devono chiudere i negozi e interrompere il lavoro per andare a compiere il loro dovere religioso». In linea con il wahabbismo più ortodosso, Abu Abdel Rahman ha inoltre annunciato che i suoi uomini hanno distrutto a Chisimaio 150 monumenti funerari perché contrari al monoteismo islamico che vieta ai fedeli di adorare statue o rappresentazioni umane. Intanto continua l’avanzata dei ribelli islamici nel Paese. Nella giornata di ieri sono infatti iniziati combattimenti tra guerriglieri ed elementi vicini al governo transitorio somalo nei pressi del palazzo presidenziale di Mogadiscio. C’è stato invece uno scambio di colpi di mortaio nel centro della capitale somala. Alcuni razzi sono caduti sul mercato di Bakaro, secondo quanto riporta la radio locale, ferendo tre persone. È invece di sette morti e 23 feriti il bilancio degli scontri di ieri nel centro città.