«Dilaga la cultura dell’effimero Vogliono portarci via il Signore»

Tettamanzi: «Molti s’illudono che senza il Vangelo si possa vivere in modo più libero»

«Oggi la cultura dominante, quella che tutti respiriamo, è una cultura nella quale sono molti i segni del tentativo in atto, o già consumato, di “portare via il Signore” dalla vita delle persone e dalla storia del mondo». Parla così l’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, nell’omelia del Pontificale in Duomo in occasione di Pasqua. Sono, prosegue, «i segni quanto mai eloquenti e preoccupanti di una civiltà nella quale va diffondendosi il processo di una vera e propria “scristianizzazione”, di una più o meno latente indifferenza religiosa o, addirittura, di un risorgente “neopaganesimo” nel quale relativismo, agnosticismo e nichilismo sembrano farla da padroni. Ma, e qui sta il dramma più sconvolgente, il nostro mondo non sembra piangere per questo “furto” di Gesù. A volte, anzi, sembra quasi che il nostro mondo “goda” di questo dato di fatto, perché crede che così, senza Gesù e senza il suo Vangelo, si possa vivere in modo più libero, più emancipato, più maturo, senza essere costantemente frenati nei propri desideri». E così, nonostante le apparenze, l’esistenza di molti uomini è votata all’insignificanza e alla disperazione. Si va spasmodicamente alla ricerca di soddisfazioni effimere e apparenti, che non saziano il cuore, ma lo lasciano perennemente sepolto nel buio della tristezza più profonda, pur se mascherata di spensieratezza e, non poche volte, di vero e proprio edonismo. E il suo animo, anche se l’uomo moderno non lo vuole riconoscere o se addirittura a ciò si ribella, è inzuppato di lacrime amare e, da queste stesse lacrime, rischia di rimanere sommerso. «Quindi Maria di Magdala crede che abbiano portato via il suo Signore, ma non è così. Gesù, in realtà, “stava lì in piedi”. Non era scomparso, non se ne era andato, era ancora con lei. Ma lei, annota l’evangelista, non sapeva che era Gesù. È questa la straordinaria verità che ancora oggi la Pasqua proclama e rende attuale. Sì, il Signore è risorto. Egli è vivo, presente e operante in mezzo a noi. Nonostante ogni tentativo di metterlo ai margini della storia e della vita o addirittura di respingerlo e di rifiutarlo».