Il dilemma dei coniugi egiziani: fare l’amore nudi è proibito?

Fa discutere la «fatwa» di un esperto in teologia

Il marito credente e la moglie timorata di Dio devono far l’amore nudi o vestiti? E se per caso scelgono l’audace strada della nudità possono abbassar lo sguardo e rimirare le forme dell’altro o dell’altra? Da più di un anno questi e altri sacrosanti dubbi arrovellano i coniugi egiziani. A congelare i focosi istinti di tanti legittimi amanti ci pensa, ai primi del 2006, il professor Rashad Khalil, grande esperto di leggi islamiche all’università di Al Azhar del Cairo. Convinto di dover metter ordine negli spregiudicati rapporti coniugali, il professore butta giù una regola e sancisce che ciascun rapporto inficiato dall’oscena ed inaccettabile assenza di veli conduce inesorabilmente all’invalidità del sacro matrimonio. Fosse una semplice opinione nessuno manco si volterebbe indietro. Quella del professor Khalil - docente di un ateneo faro di dottrina per l’intero mondo islamico – è però una rigorosa e assoluta fatwa. Come dire dottrina allo stato puro, imprescindibile regola di vita per ciascuna famiglia timorata di Dio. E allora prima di mandar all’aria qualche milione di matrimoni sicuramente impuri i fedeli egiziani discutono, sottilizzano e cavillano. I primi a farlo, visto che l’obbligo di castità e celibato non è contemplato dalla regola maomettana, sono i colleghi del professor Khalil. Preoccupati per il fastidioso cambio d’abitudini introdotto dalle sue tesi non si limitano a discuterle, ma le bollano come assolutamente infondate. La più irriducibile su questo punto è senza dubbio la signora Suad Saleh, esperta di legge islamica e responsabile del dipartimento di teologia femminile della stessa Al Azhar. «Qualsiasi cosa renda più vicini due sposi – obietta l’infiammata collega – non può che essere permessa». Da quel momento la polemica sconvolge i talami nuziali. Mentre mariti e mogli attendono di capire se sfilar un reggiseno equivale a divorziare e se una fugace maliziosa sbirciata condurrà all’eterna dannazione, teologi e opinionisti sfoggiano le più eleganti soluzioni. «Nudi va bene - spiega uno -, ma attenzione alle occhiate. Se solo una cade all’altezza dei genitali si precipita nell’irrimediabile peccato e il matrimonio ne esce inesorabilmente compromesso. La soluzione per chi non vuole correre rischi - suggerisce qualcun altro sfoderando un po’ di spirito pratico - sono le vecchie, ariose lenzuola. Basta infilarsi dentro «come il signore vi ha fatto» - prescrive la pratica ricetta - e qualsiasi paura si rivelerà superflua. Anche al culmine dell’ardore e della passione uno sguardo indiscreto non riuscirà a tradirvi. Ma neppure il limbo delle coltri basta a ridonare tranquillità a miriadi di corpi ansimanti. Per mesi quello tsunami d’opinioni, quel dibattito più infiammato d’un orgasmo adolescenziale tracima dalle sacre aule della Al Azhar e invade i teleschermi. Voci e opinioni più disparate strappano mariti e mogli dalle tiepide lenzuola e li trascinano, una notte sì e una pure, dalle vette del piacere agli abissi del dubbio. Fino a quando nella penombra televisiva delle alcove esplode la voce del predicatore Abdel Muti: «Nel sesso matrimoniale – ricorda il sant’uomo - nulla è proibito se non la sodomia». Non sarà una fatwa, sarà solo un’opinione, ma da quella sera nelle stanze egiziane si son spente le televisioni e son volate mille lenzuola.