Diliberto lancia volti nuovi: «Andreotti al governo»

Pubblichiamo il resoconto dell’intervista del direttore del Giornale, Maurizio Belpietro, al segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, andata in onda ieri sera su Retequattro. Il tema caldissimo della provocazione di Calderoli costata al ministro le dimissioni immediate, la manifestazione a favore dei palestinesi e la candidatura di Ferrando, poi rientrata, i temi caldi dell’incontro.
Onorevole, la candidatura di Ferrando, esponente di Rifondazione comunista, è stata sospesa ma al corteo di sabato alcuni slogan erano più o meno gli stessi.
«Chi scandiva quegli slogan non fa parte del mio partito».
E di chi fanno parte questi signori?
«La maggioranza non aderiva ad alcun partito: era dalla parte del popolo palestinese. La tragedia più grande di quegli imbecilli e delinquenti che urlano “Dieci, cento, mille Nassirya” è che hanno oscurato il senso del corteo, a favore della Palestina. Ecco, alcuni media l’hanno fatta diventare contro Israele. Ma io non sono contro Israele».
Per la verità i manifestanti hanno bruciato le bandiere di Israele e Usa, non certamente i media.
«Quanti manifestanti hanno bruciato le bandiere? E li condanno. Quanti, invece, hanno sfilato serenamente e pacificamente? Questa è la differenza. Il giorno che si è dimesso un ministro che ha messo a repentaglio la vita di tutti con quel gesto al Tg1 e le magliette...»
Quindi è convinto che i manifestanti fossero pagati da Calderoli?
«Calderoli non li ha pagati. Volevo dire solo che hanno fatto il gioco di Calderoli. In quello stesso giorno un’esigua minoranza, ha detto e fatto gesti che hanno vanificato il senso della manifestazione fornendo un alibi all’esponente leghista. Era una metafora insomma».
Erano soltanto compagni che sbagliano, allora?
«Non sono compagni che sbagliano».
Compagni che hanno ragione?
«Non hanno ragione per niente. Semplicemente, non sono compagni».
E allora che cosa sono?
«Sono avventurieri».
Bertinotti aveva avvertito il rischio di un’ambiguità sul rifiuto della violenza. Altri cortei nel 2004 e nel 2002 finirono con slogan contro i soldati italiani. Non era prevedibile, non si poteva evitare?
«Il rischio di slogan imbecilli o delinquenziali c’è in qualunque manifestazione. Ogni volta, in coda c’è un gruppo di esagitati, ma quello che conta è la piattaforma dell’iniziativa. A proposito di eterogeneità, una coalizione ha fatto l’accordo elettorale con fascisti dichiarati. E il fascismo in Italia è un reato. Ecco, in quanto a compagni difficili, io preferisco i miei a Tilgher e Fiore».
Quindi meglio chi inneggia a «Dieci, cento, mille Nassirya»...
«Ma quelli non fanno parte dell’Unione».
Io però vorrei tornare al Medio Oriente. Piero Bernocchi (Cobas) dice su Hamas che «ci sono momenti in cui l’uso della violenza è inevitabile». È d’accordo?
«Questa frase vorrei girarla ai partigiani che hanno fatto la Resistenza».
Cioè Hamas come i partigiani italiani?
«Sono una cosa diversa. Non sono d’accordo con Bernocchi, ci mancherebbe altro».
Quindi contesta Bernocchi?
«Mi sembra evidente. Intendevo dire che ci sono momenti, come la guerra partigiana, combattuta fianco a fianco da monarchici, comunisti, liberali, democristiani, in cui si usarono le armi perché si trattava di cacciare i nazisti. Altra cosa è Hamas: diversa, opposta. Bisognerà farci i conti ma con un negoziato, non con la violenza».
Quindi senza legittimare i kamikaze.
«Ci mancherebbe solo di legittimare i kamikaze».
Torniamo a Rifondazione: lei ha detto che il Dna comunista di Bertinotti si sta annacquando
«Non l’ho detto io, ma Rizzo. A me questo concetto appartiene poco, perché chi ha il microscopio per stabilire il Dna comunista di Tizio o Caio?».
Candiderà Ferrando che sfilava insieme con lei?
«Assolutamente no. Ha detto cose che non condivido affatto. Il problema è che Rifondazione sapeva la posizione di Ferrando».
E lo voleva candidare.
«E lo ha candidato. Togliendolo quando ha detto quelle frasi in pubblico».
Se il centrosinistra vincerà, cambierete politica verso Israele e Usa?
«Mi auguro che cambi la politica verso gli Stati Uniti perché non vorrei più essere subalterno come ora».
E verso Israele?
«Con Israele vorremmo continuare a essere amici. E spingere Tel Aviv ad accettare un percorso di pace per avere uno Stato della Palestina. Faccio una provocazione: Andreotti ministro degli Esteri del centrosinistra che ha inventato l’espressione “equivicinanza”».
Lei lo candiderebbe?
«Temo che Andreotti non si candiderebbe con i Comunisti Italiani, ma lo candido al Governo, questo sì».
(Ha collaborato Valerio Barghini)