Dillinger, l’eroe criminale che sconvolse l’America

RomaNon si vive di sole storiacce a base di tristi piaceri trans e un tempo, nelle grandi città del mondo, si aggiravano uomini veri e criminali di rango, come ci ricorda uno dei registi più interessanti del panorama contemporaneo, pescando con mano maestra negli anni Trenta della Grande Depressione. Si tratta di Michael Mann (Strade violente, La sfida, Collateral, Miami Vice), che stavolta, con Nemico pubblico (da venerdì nelle sale) consegna allo spettatore un film di gangster coi fiocchi dove, in un unico epos a base di belle auto e rapine, mitra lucenti e donne in rosso (traditrici, cioè: questo vuol dire «woman in red»), si sommano due Johnny D. Il carismatico Johnny Depp e il nemico pubblico numero uno negli Usa del proibizionismo, quel John Dillinger al quale il cinema ha dedicato 18 film (come Dillinger è morto di Marco Ferreri, col particolare del revolver incartato in un foglio di giornale del 1934, l’anno in cui l’Fbi eliminò il rapinatore), coincidono alla perfezione. E ci portano nella Chicago delle Buick nere sotto la pioggia romantica, mentre in America, ancor oggi, risultano visitatissime le mostre di automobili di Dillinger, estimatore di macchine in grado di farlo scappare dai Federali.
Il film di Mann (tratto dal libro di Bryan Burrough) non è un biopic, sebbene qui figuri tutto il presepe del Robin Hood simpatico alla pubblica opinione Usa per la sua abitudine di rapinare le banche e bruciarne i registri dei creditori. Dall’agente Purvis (Chistian Bale) che lo cattura, alla sua ragazza (Marion Cotillard), fino al direttore dell’Fbi Hoover (Billy Crurup) c’è filologia, ma noia no. «I miei genitori sono vissuti nei Trenta e mio padre, passando davanti al Biograph Theatre, dove Dillinger fu ucciso dopo aver visto un film con Clark Gable, me ne narrava le gesta. E siccome amo i film d’epoca, ho voluto trasportare il pubblico nel 1934, ma senza immergere nel presente un personaggio del passato. Racconto una gang di rapinatori, che agiva con precisione militare», dice Mann, che tiene molto ai dettagli (ha persino portato Depp nella prigione del criminale) ed è nato a Chicago. «Il mio Dillinger, capostipite degli eroi negativi Usa, è un uomo giovane, assetato di vita. Una vera leggenda, se si pensa che in nove settimane mise l’America in subbuglio».