Il diluvio e Menez due docce gelate sui sogni dell’Ucraina

Decisivi i gol dell’ex giallorosso e Cabaye. Shevchenko non si ripete dopo la Svezia

Stavolta il «mosaico» francese (undici titolari di dieci squadre diverse, che diventano tredici con le sostituzioni) non fallisce. In tre minuti la squadra di Blanc spegne il sogno ucraino di staccare il pass per i quarti con una vittoria di prestigio e cancella un tabù che voleva i transalpini senza vittorie nelle manifestazioni ufficiali dal Mondiale 2006. Dato curioso, considerando i 22 risultati utili precedenti alla vittoria di Donetsk, campo dove già un anno fa i galletti inflissero un poker agli ucraini.
Il debutto senza infamia e senza lode con l’Inghilterra è alle spalle, non ci sono i soliti guizzi dei big Nasri, Benzema o Ribery. Così a decidere sono Menez, l’arma a sorpresa proposta da Blanc, e Cabaye, il centrocampista che gode della fiducia del ct. L’ex romanista, da quest’anno alla corte di Ancelotti al Psg, è croce e delizia dei francesi: nel primo tempo due occasioni fallite (grazie anche ai riflessi di Pyatov), una rete annullata giustamente per fuorigioco, un’ammonizione e un rosso evitatogli generosamente dall’arbitro Kuipers oltre che un atteggiamento spesso irritante; nella ripresa un gol bellissimo che spiana la strada per il successo e una costante pressione in attacco fino a quando non viene sostituito. Il calciatore del Newcastle, corteggiato da tempo dallo United (pare piaccia molto a sir Alex Ferguson), corre per 45 minuti a vuoto per la mancata assistenza dei compagni, mette in cassaforte la partita con un bel diagonale, poi sfiora una meritata doppietta con una botta da fuori area che centra il palo. Blanc li ringrazia concedendo loro una sorta di standing ovation a risultato acquisito, anche per «blindare» la squadra.
Un vero nubifragio che si abbatte sulla Donbass Arena mette a rischio il match: si giocano i primi 4 minuti tra tuoni, fulmini, vento e pioggia incessante, ma dopo un paio di uscite rischiose dei portieri, l’arbitro decide per la sospensione. È la prima volta che accade in una partita degli Europei. Si riparte un’ora più tardi con il campo drenato e che pian piano torna in buone condizioni. Partita equilibrata, il ritmo è alto con pochi tatticismi e azioni a raffica ma è la Francia a dettare i tempi e a creare le migliori occasioni (bravo Pyatov su un colpo di testa di Mexes) anche se fa un po’ di fatica a recuperare palla quando il possesso è degli avversari.
Shevchenko non ripete il match con la Svezia anche perchè Mexes e la difesa francese lo limitano bene, costringendolo spesso ad allagarsi e ad allontanarsi dalla porta. Per l’attaccante della Dinamo Kiev un paio di tiri, uno sventato da Lloris, l’altro finito sopra l’incrocio. Perso il suo punto di riferimento in attacco (Voronin viene schierato a centrocampo ma non incide così come Nazarenko, il nuovo partner offensivo dell’ex milanista) l’armata del comandante Blokhin non è concreta.
Se poi mettiamo il maggior tasso tecnico dei francesi, non si fa fatica a capire quale sarà l’esito finale. L’«uragano» Bleus si scatena in avvio del secondo tempo quando batte i due colpi con Menez e Cabaye manda ko la squadra di casa. Match virtualmente chiuso, la vittoria va alla squadra migliore per individualità e qualità. L’Ucraina esce ridimensionata dopo il buon esordio, ma resta aggrappata al «suo» Europeo.