Il "diluvio universale" su Vicenza: la città sotto un metro d’acqua

Le acque color marroncino del Bacchiglione saltano fuori dagli argini nel cuore della notte. Da Ponte degli Angeli, due passi dal Teatro Olimpico, gioiello palladiano di Vicenza, il fiume si infila nelle vie e nelle piazze del centro storico, allagando i sotterranei del monumento più amato dai vicentini. È l’aperitivo indigesto del disastro che si è abbattuto ieri mattina nella città del Palladio, finita per un terzo sott’acqua. Disastro continuato nel resto della provincia e pochi chilometri più in là, nel veronese, nei pressi di Soave, dove il crollo di un argine ha scaraventato il torrente Alpone direttamente sull’autostrada Serenissima trasformandola in un lago assassino: una Porsche non si è accorta delle auto in coda davanti all’improvvisa marea marrone e si è schiantata su una Fiat Punto, causando la morte di una donna di 69 anni, Rosa Petterlini, di San Bonifacio (Verona), che era alla guida. Una tragedia a cui si deve aggiungere l’evacuazione, in parte già eseguita e in parte in fase di studio, di migliaia di persone in diversi comuni del Veronese, del Vicentino e del Padovano. Cronaca di una giornata che ai vicentini ha fatto venire alla mente il tragico ’66. Era da allora che non si vedeva il centro storico della città invaso dalle acque. Più di qualcuno ha aperto le finestre ieri mattina e non ha più visto l’auto parcheggiata davanti a casa, inghiottita dall’acqua del Bacchiglione. E al posto della auto giravano i gommoni dei vigili del fuoco, in un paesaggio irreale. Il sindaco, Achille Variati, immortalato mentre aiutava la gente a mettere i sacchetti di sabbia quando ormai i mobili degli appartamenti a pien terreno dei quartieri più vicini al fiume galleggiavano per le stanze, se l’è presa con la mancata comunicazione di un’allerta meteo che, se spedita in tempo utile, avrebbe perlomeno permesso di evacuare in tempo le zone più esposte. L’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto assicura di aver avvisato la Regione ma, visto il week end lungo, può essere che qualcuno abbia sbagliato indirizzo. Una polemica che verrà, forse, chiarita nei prossimi giorni. Per ora ci sono diverse emergenze operative da affrontare. A cominciare dalla chiusura dell’A4. I tecnici della Serenissima hanno anticipato che l’esondazione dell’Alpone terrà chiusa l’autostrada anche per oggi: chi arriva da Milano dovrà uscire a Sove e rientrare a Montecchio Maggiore, con immaginabili disagi al traffico che, se ieri era contenuto per via della festività, oggi riprenderà a pieno ritmo. Per quel che riguarda il Vicentino, al di là della preoccupazione degli studiosi per l’Olimpico, il primo provvedimento adottato dal Provincia, Prefettura e Comune è stato quello di tenere chiuse tutte le scuole per la giornata di oggi. Non è solo una questione cittadina, ovviamente. Le cause primarie dell’alluvione di Vicenza stanno, è proprio il caso di dirlo, a monte. Le centraline di Recoaro Terme, per dire, hanno registrato nei giorni scorsi quantitativi record di pioggia cumulata, arrivando a 350 millimetri. Se poi ci aggiungiamo l’innalzamento della temperatura che ha provveduto a sciogliere immediatamente la prima neve scesa la scorsa settimana, ecco spiegato il motivo per cui fiumi e torrenti della zona non sono più stati capaci di contenere l’eccezionale portata d’acqua. Il paradosso ha voluto che la prima requie per Vicenza città arrivasse a danno di Cresole, nel comune di Caldogno, a nord del capoluogo: il Bacchiglione qui ha provocato danni gravi (si è temuto per la vita di un uomo, sceso in cantina durante l’esondazione, poi ritrovato sano e salvo all’ultimo piano) ma, nel contempo, ha sgonfiato il flusso all’interno della città. Dove peraltro è stato necessario organizzare l’evacuazione degli ospiti della Caritas, dei nomadi di viale Cricoli, oltre ad altre centinaia di vicentini rimasti momentaneamente senza casa. Con circa 2.500 veronesi pronti a seguire la stessa sorte nei comuni di Caldiero, Belfiore e Monteforte d'Alpone.