La dimensione onirica di Teodoro Cotugno

Teodoro Cotugno insegue una sua dimensione pittorica che ora la
Galleria Ponte Rosso di via Brera 2 presenta in una ampia mostra
monografica che allinea oli, acquerelli e acqueforti

Milano - Lombardo, nato a Desio nel 1943, da più di un quarantennio Teodoro Cotugno insegue una sua dimensione pittorica che ora la Galleria Ponte Rosso di via Brera 2 presenta in una ampia mostra monografica che allinea oli, acquerelli e acqueforti (sino al 22 marzo). Il risultato è poeticamente affascinante, proprio perché nelle opere di Cotugno natura e cultura si fondono abilmente, nel nome della quiete e di una parca felicità.

I suoi temi preferiti, prevalentemente studiati all’aperto, sono la campagna lodigiana, il fiume Adda e il Po con la loro fitta vegetazione, nonché la Riviera ligure e quelle regioni settentrionali della Francia che lo vedono ormai da anni abituale frequentatore.

Questo ripiegamento sull’umile bellezza agreste, la sua inclinazione verso la tradizione lombarda del paesaggio padano fanno sì che nei suoi dipinti emergano scorci sopravvissuti all’oltraggio e allo scempio della modernità. Casolari e cortili, cascinali e giardini si inseguono così sulla tela, c’è il Grande roseto e il Settembre a Cascina Lavagna, la Lanca di ninfee e la Cascina Ca’Rossa il Vigneto assoluto e L’Adda in estate...

«Artista di pianura», come l’ha definito il critico Trento Longaretti, le sue pennellate a macchie di colore, il verde e l’ocra soprattutto, rimandano a una memoria visiva fatta di barbagli di luce, di fisionomie rurali, ombrosità boscherecce.

L’altro elemento dell’arte di Cotugno è però, come già detto all’inizio, quello inerente alla grafica, all’incisione, praticata ormai da più di vent’anni con risultati eccellenti non solo sul versante pratico del mestiere, ma anche per l’afflato poetico che segna appunto la sua opera calcografica. Nel catalogo che accompagna la mostra Tino Gipponi parla di un «segno apparentemente tremolante, ma vibratile, tanto da cogliere l’empito di un’emozione, un trasalimento. In questa inflessione un po’ ricurva affiorano leggerezza e movimento e l’indispensabile morbidezza, caratteristiche primarie del linguaggio grafico come la trasparenza e la fluida graduazione dei passaggi chiaroscurali. Basti osservare Il resto del raccolto, San Lorenzo sotto la neve, Il vigneto riposa per cogliere quanto sopra e in più un sentimento trasognato e fiabesco che annulla il realismo e fa scivolare tutto in una dimensione quasi onirica.

A tutt’oggi, sono più di settanta le personali che hanno visto la pittura di Cotugno in giro per l’Italia e per l’Europa, oltre a numerose mostre collettive. Nel suo studio di Salerano sul Lambro (LO) Teodoro Cotugno dipinge seguendo il ritmo delle stagioni e in ognuna di esse sperimenta il suo naturalismo malinconico e silenzioso.