Dimenticata da tutti l’abbazia dei nobili genovesi

Stefania Antonetti

Qualche macchia di leccio, prima «signora» incontrastata della flora ligure, non è sufficiente, oggi, a dare quel senso di bellezza e di pace che doveva godere qualche secolo fa questo luogo sulla collina di Coronata dove è custodito il quattrocentesco monastero benedettino di San Nicolò del Boschetto che vive attualmente nell'ombra in una incomprensibile dimenticanza. Ad accentuare il suo mistero contribuisce il nome del santo «titolare», Nicola, o Nicolò, vescovo di Mira, che fu il più leggendario dei santi, e che le tradizioni storiche stanno completamente dimenticando. Un «arcano» avvolge dunque questo luogo; ma in realtà si tratta di abbandono e di mancata valorizzazione di questa antica abbazia genovese ricca di storia religiosa e civile. Oggi solo il chiostro e la foresteria sono stati restaurati e rinnovati.
«Chi per raggiungere il Boschetto attraversa il ponte sul Polcevera - spiega Giovanni Masi, presidente dell'associazione di volontariato “Amici dell'Abbazia di San Nicolò” -, incappa in un ambiente prevalentemente industriale che offusca l'immagine di questo millenario monastero che invece merita, la sosta per una visita. Si tratta di un insediamento importante e ancora esistente che lega la sua nascita agli avi della famiglia Grimaldi di Monaco».
Un'iscrizione ancora visibile ricorda infatti che il nobile Magnone Grimaldi, nel 1311, fece qui costruire una piccola cappella che, verso la metà del secolo cominciò ad essere indicata come «ecclesia». Nel 1410 la chiesetta venne affidata ai benedettini, i quali dopo aver ottenuto conferma da Papa Martino V della donazione fatta dai Grimaldi, la trasformarono in chiesa conventuale. Nel corso del XV secolo, grazie al generoso intervento di molti nobili genovesi, il primitivo monastero venne trasformato e San Nicolò del Boschetto divenne così il primo monastero dei Benedettini di Santa Giustina fuori dalla Repubblica Veneta. La chiesa venne ampliata; furono costruiti due chiostri e l'intero complesso acquisì l'imponenza e la bellezza che ancora oggi si può ammirare. La dignità abbaziale gli fu conferita nel 1541.
Destino «crudele» quello di San Nicolò del Boschetto che dopo aver ospitato Luigi XII re di Francia - venuto alla riconquista di Genova -, e luogo dove i più importanti personaggi della nobiltà genovese vollero essere sepolti (i Grimaldi, Doria, Spinola, e Lercari), oggi «scarseggia» di preti per celebrare messa e la stessa struttura evidenzia oramai i segni del tempo.
«In questi anni di silenzio da parte delle istituzioni pubbliche cittadine e di privati - aggiunge Masi - noi volontari abbiamo cercato gratuitamente di organizzare negli splendidi spazi dell'abbazia manifestazioni culturali e artistiche, concerti, corali e cori di montagna, ma anche visite guidate domenicali e percorsi didattici per scolaresche. Da due anni nel giorno dell'Epifania viene celebrata una messa “recitata in zeneize”. Comunque dopo 15 anni di attesa si può parlare di restauro anche all'interno della chiesa e di un impianto elettrico e idrico a norma di legge».
Finalmente i muratori hanno intonacato i muri e i restauratori si stanno prendendo cura degli affreschi del cinquecentesco chiostro dove sono raffigurati i grandi personaggi benedettini (soprattutto pontefici) sotto la regia dell'Opera Don Orione proprietaria del monastero dal 1960. I Benedettini infatti, artefici dello sviluppo religioso e artistico del monastero, lasciarono il Boschetto nel 1810, in seguito ai decreti napoleonici di confisca dei beni ecclesiastici. Il monastero, messo all'asta, divenne proprietà privata della famiglia Dellepiane che solo nel 1904 riuscì a far tornare i Benedettini. Quando anche questi si ritirarono, il monastero passò all'Opera Don Orione che adattò un'ala a «Casa dell'Operaio». Attualmente sono ospitati 40 rumeni.
Ma questi soli interventi non sono sufficienti a «illuminare» questo prezioso patrimonio artistico e culturale dove non a caso sono sepolti quattro dogi della Repubblica di Genova: Battista Spinola di Tomaso, Giovanni Battista Lercari di Stefano, Alessandro Grimaldi di Pietro Francesco e Luca Grimaldi di Nicolò. Un prezioso manoscritto notarile attesta infatti che il Doge Battista Lercari, a due settimane dalla sua morte, l'11 novembre 1592, dettò un testamento sottoscrivendo che egli «Vult sepeliri in ecclesia S. Nicolai de Buscheto vallis Porcifere». All'interno del monastero sono degni di particolare nota anche la cinquecentesca «Cappella della Madonna» così chiamata per gli affreschi delle sue lunette, un importante sarcofago paleocristiano del IV secolo e alle pareti i dipinti di «San Benedetto, Santissima Trinità, la Vergine» di Francesco Campora (1693 - 1753) e «San Benedetto e altri santi» di Cattaneo. Singolari sono le immagini che riproducono in chiesa le 14 «Tele del Sepolcro del Boschetto» di fustagno indaco genovese, meglio noto come blue-jeans i cui originali sono oggi affidati al Museo Diocesano (Chiostro dei Canonici di San Lorenzo).
Per ricevere informazioni sulle visite guidate organizzate dall'associazione «Amici dell'abbazia di San Nicolò» è necessario chiamare lo 010.7490815.