Dimenticati anche dai terzomondisti

Diciamoci la verità: si fatica a credere. È forte il sospetto che queste storie di nuovo degrado umano, tetre riedizioni della grande letteratura ottocentesca, siano in realtà furbesche forzature di giornali e televisioni, sempre così pronti a spacciare sensazionalismo di maniera. Si fatica a credere, ma la realtà non cambia. Esistono i ragazzini che ci chiedono l’euro all’incrocio mostrando mozziconi di gambe e di braccia. Noi pensiamo che abbiano lasciato i loro arti saltando su una mina in zona di guerra. Così, peraltro, ci spiegano loro stessi sui cartoncini scritti in un italiano, studiatamente zoppo pure l’italiano. Invece, può benissimo essere che quei moncherini siano il risultato del tragico arruolamento di un racket avido e spietato.

Cambia qualcosa? Ripensandoci bene, non molto. Non è che la pietà possa attenuarsi e scemare, se non c’è di mezzo una mina... Esistono le badanti che arrivano da noi con il lucido cinismo della mantide, pronte a sposarsi un inerme anziano per prosciugargli i risparmi di una vita. Ma esistono anche le ragazze prelevate per fame dal proprio villaggio: i diabolici datori di lavoro offrono un impiego in Italia, ma per arrivarci servono quattromila euro e un viaggio allucinante. Quando poi si arriva, il racket chiede la tangente sulla paga. Come datori di lavoro, non lasciano mai soli i propri dipendenti. E non è neppure finita qui.

Da tempo, un bravo giornalista di Repubblica, Paolo Berizzi, scrive articoli e libri travestendosi da lavoratore clandestino. Va nei cantieri dell’edilizia, ai mercati generali della frutta, nelle piantagioni della raccolta pomodori. Quando torna, racconta la dignità calpestata di questo lavoro nero, dove uomini senza nome vengono sfruttati come nuovi schiavi... Però, la sorpresa: in questo strano luogo, dove si sta organizzando una mezza rivoluzione per l’Iva sulla pay-tv, si sono incancrenite alcune piaghe che gridano vergogna. Per quanto l’argomento provochi in molte anime belle un’istintiva repulsione, non possiamo fingere che sia marginale o inesistente. Di più: anche senza essere tutti Madre Teresa di Calcutta, possiamo persino provare un po’ di sincera compassione. Se poi fossimo ancora capaci di qualche sanissima ribellione...

Invece, silenzio. Molto silenzio e parecchia indolenza. Pure peggio: qualche volta, se non ci provocano un vero e proprio disgusto, i nuovi schiavi ci fanno quanto meno comodo. In un certo senso, li abbiamo resi fisiologici, nel nostro sistema economico e sociale. Di restituirli a un livello accettabile di dignità, non se ne parla. Abbiamo altro da fare. Abbiamo altro per la testa. L’importante è che non si ipotizzi di regolare le immigrazioni: per il resto, vengano pure in questi modi vergognosi.

Per dirla tutta, senza piccinerie politiche: è in momenti come questo, di fronte a piaghe come questa, che si avverte forte il vuoto lasciato da una vera sinistra sociale. Non che i nuovi schiavi non riguardino chi sta a destra: tutti gli umani in condizioni degradate riguardano tutti. Ma per tradizione e per bagaglio culturale, se non vogliamo più parlare di ideologia, il riscatto degli ultimi è da sempre cavallo di battaglia delle forze progressiste. Una competenza specifica. Un credo e un orgoglio di bandiera. C’è da chiedersi perché mai di questi ultimi e di questi umili in quell’area politica non si occupino più in modo intensivo, continuo, appassionato. Tanto sono reattivi e agitati per l’abbonamento Sky, tanto sono pigri e tiepidi su ingiustizie e sfruttamenti veri. Un mistero. O forse no: una spiegazione semplicissima al loro declino.

Così, casualmente, ancora una volta i più sensibili si confermano i valorosi del mondo cattolico e del volontariato. Nel silenzio e nella discrezione della loro gloriosa tradizione. Come fanno? Da secoli, rimangono cocciutamente sintonizzati sulla stessa parabola. Non quella di Sky. Quella del buon samaritano.