Dimezzate in una notte le speranze di Hillary

La commissione regolamento del partito democratico ha deciso con un compromesso di riconoscere i delegati di Florida e Michigan: ma solo per metà voti

da Washington

Barack Obama ha reimparato a giocare d'anticipo: proprio nelle ore in cui il «politburo» del Partito democratico si riuniva a porte ben chiuse per decidere formalmente le sorti della nomination, il candidato favorito ha deciso di lanciare ufficialmente il suo guanto di sfida a John McCain in terra repubblicana. Parlerà martedì sera dallo stesso podio della stessa arena di St. Paul, in Minnesota, in cui il partito di George Bush incoronerà John McCain candidato alla Casa Bianca. Martedì è anche l'ultimo giorno della maratona delle primarie: si voterà nel Montana e nel South Dakota, due Stati dell'Ovest in cui Obama dovrebbe prevalere. Il penultimo passo è oggi a Portorico, che non è uno Stato ma che manda delegati alle convenzioni dei due partiti e in cui Hillary Clinton è nettamente favorita grazie al voto «ispanico». Ma la vera ultima partita si è giocata in queste ore, in cui trenta esponenti dell'apparato del Partito democratico hanno cercato fino all'ultimo di trovare un compromesso sui delegati di due Stati, Florida e Michigan, squalificati per aver indetto primarie «illegali». In entrambi Hillary prevalse violando le regole, non ottenne delegati e ora li reclama. E un compromesso sarebbe stato raggiunto, stando alle prime indiscrezioni, per dare a Michigan e Florida piena rappresentazione di delegati ma solo con mezzo voto a testa.
Il conteggio attuale condanna la Clinton. La Convenzione si comporrebbe di 4051 delegati e per avere la nomination ne occorrerebbero dunque 2026. Dei delegati ne sono stati allocati 3766, di cui 1984 a Obama e 1782 alla Clinton. Ne mancano 285, da eleggere entro martedì a Portorico, Montana e North Dakota, oppure superdelegati che non hanno ancora scelto. A Obama dunque basterebbe ottenere l'appoggio di 67 su 285 (un quarto) per essere nominato. Se invece venissero riconosciuti i risultati della Florida e del Michigan (che avrebbero complessivamente 368 delegati, di cui 313 eletti e 55 super) il totale salirebbe a 4419 e la maggioranza dunque a 2210. Se venissero riconosciuti tutti gli eletti in questi due Stati la Clinton ne aggiungerebbe 178, arrivando a 1960, mentre Obama ne conquisterebbe solo 67 giungendo a un totale di 2051, cui andrebbero però aggiunti i 13 delegati della Florida legati a John Edwards, ritiratosi a favore di Obama e praticamente tutti gli eletti del Michigan come «non impegnati» (ma opposti alla Clinton che era l'unico candidato). Obama arriverebbe così a 2119, novantuno sotto il «numero magico», mentre a Hillary ne mancherebbero comunque 250, con 340 delegati tuttora non aggiudicati. Ovviamente, con il compromesso del «mezzo voto», la bilancia si sposterebbe un po’ più su Obama.
L'interrogativo vero è che cosa voglia Hillary per chiudere la sua campagna. Riconoscimenti? Obama è pronto a ricoprirla di buone parole. Influsso garantito sulla formazione del governo? Difficile ma probabile. Nomina a candidato per la vicepresidenza? Più dura da digerire per Obama e non tanto a causa degli attacchi, a volte feroci, della rivale durante la campagna quanto per il timore inespresso di venirsi poi a trovare tra i piedi non una Hillary sconfitta ma un Bill Clinton intatto. L'ultimo possibile argomento di trattative è finanziario: i Clinton si sono esposti di persona per venti miliardi di dollari, che difficilmente recupererebbero dopo essersi dati ufficialmente per vinti. Il partito, e Obama, potrebbero dare una mano.
Sono in grado di farlo. La campagna di Obama è la meglio finanziata di un candidato dell'opposizione della storia americana, vantaggio che si traduce anche in un rilevante «anticipo» organizzativo, che preoccupa non poco i repubblicani. Il senatore Frisk ha di nuovo rivolto un appello ai finanziatori. McCain personalmente non ne ha molti. L'unico a poter attrarre i molti milioni necessari è George Bush tramite il potere della Casa Bianca e infatti McCain e Bush faranno nelle prossime settimane numerose apparizioni congiunte in occasione di «fund raising dinner». Allo stesso tempo, però, McCain deve distanziarsi da Bush, da anni ormai il presidente più impopolare dell’ultimo secolo.