Dinfna e Gerberno

Narra una tradizione antichissima che Dinfna era figlia di un re celtico, molto probabilmente un capoclan irlandese. Costui era pagano ma tra quelli della sua corte c’era un prete cristiano, Gerberno. Quest’ultimo aveva battezzato la principessa e, senza che il padre di lei se ne curasse, l’aveva educata ai precetti cristiani. Quando Dinfna fu cresciuta, accadde che il re suo padre rimase vedovo. E si mise in testa di sposare sua figlia. Non si sa se fosse impazzito o se qualche contorta usanza pagana, riesumata per l’occasione, consentisse una cosa del genere. Una ricostruzione biografica di Dinfna, redatta nel XIII secolo, afferma, sulla base di una conforme trasmissione orale, che era stato il diavolo a provocare la demenza nel re. A nulla valsero, comunque, le proteste di Gerberno con l’ormai uscito di senno. Così, fu proprio il prete a organizzare la fuga di Dinfna. Accompagnata dal prete, la principessa si imbarcò di nascosto per finire sulle coste dell’odierno Belgio. I due si inoltrarono nella foresta di Gheel, dalle parti di Anversa. Ma qui furono scovati e raggiunti dagli sgherri che il re aveva sguinzagliato alle loro calcagna. Dinfna e Gerberno vennero uccisi sul posto e lasciati lì. Il culto di Dinfna ebbe una grande diffusione nel Medioevo e nello stesso XIII secolo avvenne anche una solenne traslazione delle reliquie dei due martiri. La santa era invocata per tutte le malattie mentali e per i casi di possessione. I pellegrini usavano passare nove volte sotto il suo sepolcro, un mattone del quale veniva posto dal sacerdote a contatto col collo del malato.