Dinho: "Debito d’onore e sono tornato il mago"

Ronaldinho è tornato quello di Barcellona: "L’avevo promesso: voglio entrare nella storia del Milan. Kakà non è la mia ombra, un allenatore amico il segreto. I tifosi avevano dato del matto a Berlusconi? Si sono ricreduti"

Caro Ronaldinho, come valuta il premio del World Soccer che la considera il più grande dell’ultimo decennio: una medaglia sul petto o una riparazione?
«La rivista inglese è formata da addetti ai lavori, gente che se ne intende. Arrivare primo, per una stagione, è già un bel successo, arrivare primo per un decennio è una soddisfazione enorme. Di meglio non c’è».

Lei ha staccato Cristiano Ronaldo e Messi: chi avrebbe inserito nella sua lista del decennio?
«Ronaldo innanzitutto e poi Rivaldo, Roberto Carlos, Henry, Zidane, Del Piero».

Da campione al tramonto a campione ritrovato: ha mai temuto d’aver chiuso in anticipo la carriera?
«Mai. Ho sempre coltivato una enorme fiducia nei miei mezzi. Avevo bisogno di due condizioni fondamentali: svolgere una buona preparazione atletica e giocare. Adesso ho centrato tutti e due gli obiettivi e non dovete meravigliarvi troppo se sono tornato Ronaldinho. Avevo un debito d’onore con Berlusconi, Galliani, i tifosi del Milan: di solito onoro i miei debiti».

A dire il vero Berlusconi si era esposto tanto: aveva garantito che lei avrebbe fatto dimenticare Kakà, i tifosi l’avevano preso per matto...
«Altro che matto, è intelligentissimo!».

Quanto manca a rivedere il Ronaldinho di Barcellona che faceva ammattire il Real?
«Ci siamo. Dovevo superare un’altra difficoltà: capire come modificare il mio gioco nel calcio italiano. In Spagna era diverso, molto diverso. Finalmente ho trovato i tempi giusti e così riesco a fare i miei giochini col pallone».

La seconda sfida impossibile sta per essere vinta: far dimenticare Kakà...
«Io non ho mai vissuto all’ombra di Kakà, non ho mai guardato ai punti in classifica, se oggi ne abbiamo uno in più dell’anno prima. Il Milan ha perso un grande calciatore e io ho trovato, dentro di me, grandi motivazioni».

Come farà il ct Dunga ad escludere un Ronaldinho così dal mondiale?
«Eh, già (e giù un’altra bella risata, ndr)...Ora vivo il mio momento felice, se continuo così anche nel 2010, vedrete, giocherò il mondiale che è il mio obiettivo dichiarato. Nella mia carriera ho vinto tutto col club, poco, molto poco con il Brasile. Mi manca la gioia massima, come la chiamano dalle mie parti».

Il Brasile è già favorito adesso...
«Sì, ma attenti a non ripetere l’errore del 2006. Allora siamo partiti pensando di avere già in tasca il titolo, col quadrato magico dovevamo decidere solo quando vincere le partite. E invece siamo tornati a casa. In Sudafrica dobbiamo andare con la testa giusta».

Cosa sta succedendo a Felipe Melo e Diego?
«Non sono con loro tutti i giorni e faccio fatica a giudicare a distanza. Un consiglio posso darlo: sono due grandi giocatori. E i grandi giocatori, prima o poi, impongono il loro talento, dategli tempo».

Kakà non si diverte a Madrid: cosa gli succede?
«L’amico Pippo (Sapienza, della comunicazione Milan, ndr) mi ha detto che non è così, Kakà non si è lamentato di Madrid né del Real. Io l’ho provato sulla mia pelle: nel calcio, divertirsi è fondamentale».

Adriano vuol tornare in Europa, alla Roma magari: cosa ne pensa?
«Farebbe benissimo: ha dimostrato che è ancora uno dei più forti, in circolazione».

Ha visto l’Inter in Champions? Ha giocato col modulo Milan: che ne pensa?
«Quel modulo non si improvvisa, dipende dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Io l’attuavo nel Barcellona, con una differenza: Deco non è Seedorf. Ma se in Italia cominciassimo a giocare un calcio meno tattico e più offensivo, sarebbe un vantaggio per tutti, pubblico compreso».

Quanto importante è stato Leonardo nella sua rinascita?
«Lavorare con un amico è perfetto. Io e lui parliamo di tutto, in modo trasparente, senza intermediari. Io lo rispetto, intendiamoci ma non gli ho mai nascosto quello che avevo in testa. E se lui ha qualche rilievo da farmi, non si tira indietro. Così il rapporto funziona».

Com’è andata in passato con gli altri allenatori?
«Ho lavorato con tantissimi senza problemi, con Scolari e Luxemburgo, con Rijkaard ho avuto un grande feeling. Leo ha appena cominciato: avrà tutto il tempo per centrare grandi risultati. Mi ha visto giocare, mi conosce bene, mi ha lasciato libero di farlo secondo le mie idee: ecco il suo segreto».

Quanto tempo si fermerà al Milan e a Milano?
«Non sono di passaggio. Io sono arrivato qui per entrare nella storia del Milan, per vincere qualcosa di importante. Sono ancora giovane, sarebbe magnifico fermarsi qui a vita».

Cosa succede a Pato?
«Succede quel che succede a quei giovani che esplodono. Da quel momento tutti gli dedicano un’attenzione speciale. Deve abituarsi a superare le difficoltà».

Quattro rigori decisivi: qual è stato il più complicato da calciare?
«Quello col Real Madrid: Casillas mi conosceva benissimo, ho temuto che potesse indovinare la traiettoria».

Si sa poco della sua vita privata: cosa fa nel tempo libero?
«Se volete incontrarmi venite sul lago di Varese, mi troverete in bici con i miei vicini di casa».