Dini, il gran rifiuto: "Il Pd? No, grazie"

L'annuncio dell'ex premier: &quot;La componente liberaldemocratica della Margherita non entra nel costituendo Partito democratico&quot;. Confermato il sostegno al governo. <strong><a href="/a.pic1?ID=207054">Scompiglio a destra e a sinistra</a></strong>

Roma - "Siamo qui per annunciare che la componente liberaldemocratica della Margherita non entrerà nel costituendo Partito democratico". Lamberto Dini ufficializza la scelta di campo netta e precisa: "Berlusconi non c’entra niente. Noi stiamo nel centrosinistra e ci auguriamo di poter continuare a sostenere il Governo". Il fondatore nel ’96 di Rinnovamento italiano oggi battezza la nascita dei Liberaldemocratici che resteranno nell’area del centrosinistra continuando ad appoggiare il governo, al cui operato guarderanno con estrema attenzione. Lo annuncia lo stesso Dini nella conferenza stampa in corso a Palazzo Madama. Con l’expPremier al momento andranno i senatori della Margherita Natale D’Amico e Salvatore Scalera, presenti alla conferenza stampa al fianco di Dini e insieme a Daniela Melchiorri e Italo Tanoni.

"Il nuovo partito nasce con i quadri dei Ds e popolari" "Il Pd nasce in gran parte con i quadri dei partiti ed esponenti politici Ds e Popolari. Il Pd avrà successo - spiega l’ex premier - se il Governo recupererà la sua credibilità presso gli elettori. Noi saremo a fianco del Governo ogni qualvolta sarà in linea con le nostre richieste che mirano a superare il declino dell’Italia". Dini spiega questa scelta anche con il diverso riferimento internazionale dei liberaldemocratici, ma anche con la impossibilità pratica di presentare un’adeguata rappresentanza della componente liberaldemocratica della Margherita nel nuovo partito. "La morsa, la lotta sul territorio tra Ds e Popolari, ha necessariamente schiacciato le altre identità politiche. Non vogliamo poltrone. Io non ho accettato di essere capolista in Toscana. Nessuno potrà direttamente votare per i candidati alla guida del Partito Democratico nelle cosiddette primarie che per me sono anomale perché si potrà votare la lista e perchè i risultati sono già stati decisi: tredici regioni andranno ai Ds e 7 andranno ai popolari"

Un manifesto in dodici punti Dini lancia il suo manifesto, un dodecalogo, 12 punti per fermare il declino dell’Italia, per rilancire lo sviluppo e permettere un nuovo miracolo economico italiano. "Il Pd non potrà avere successo se non si libererà dell’illusione statalista. Si tratta di una novità che contrasta la frammentazione politica ma è una novità, quella del Pd, ancora insufficiente. Fra i candidati alla guida Walter Veltroni ci pare meglio di altri in grado di condurlo sulla strada dell’innovazione. Lo avremmo sostenuto se fosse stato possibile votarlo senza con questo dare il voto a liste che non abbiamo contribuito a redigere, che non condividiamo e dove non siamo presenti".

Regole barocche per le primarie Dini ribadisce che avrebbe votato per Walter Veltroni se "le regole barocche che sono state adottate lo avessero consentito". I liberaldemocratici saranno i "cani da guardia" dell’Esecutivo pronti a bloccare ogni ulteriore "slittamento a sinistra". Il dodecalogo, il manifesto dei liberaldemocratici di Dini propone di costruire la nuova democrazia dell’alternanza governante, aumentare l’efficienza, ridurre i costi della politica, delle istituzioni, delle amministrazioni pubbliche, far funzionare la giustizia, impegnarsi per il pareggio strutturale del bilancio, ridurre la pressione fiscale, aumentare le spese per le infrastrutture e ridurre la spesa corrente. Il dodecalogo dei liberaldemocratici per le imprese chiede meno aiuti pubblici e più libertà di mercato. Sul lavoro flessibilità, repressione degli abusi e formazione ed aggiornamento continui. Un utilizzo maggiore delle donne e dei giovani per contrastare il declino e meno assistenza, più efficienza, più giustizia e previdenza nel welfare. Per il Sud no agli sprechi, più infrastrutture, rispetto della legge.