Dini: "Non voteremo la Finanziaria se aumenta la spesa pubblica"

Roma - «Fino all’ultimo ci teniamo le mani libere e libertà di giudizio perché restano nodi da sciogliere». Lamberto Dini, fondatore dei Liberaldemocratici e ago della bilancia di Palazzo Madama, ha smontato le certezze di quella parte del centrosinistra, fiduciosa di poter concludere positivamente la sessione di bilancio in Senato.
«Se aumenta la spesa corrente - ha ribadito - non intendo votare la Finanziaria» e se la legge di bilancio non passerà, «ci sarà una crisi di governo». Come lo stesso ex presidente del Consiglio ha ricordato, «ci sono ancora 350 emendamenti da votare» compresi quelli riguardanti la cancellazione dei ticket sulla diagnostica, una misura «che non ha una vera copertura finanziaria».
D’altronde, per Dini la manovra in discussione «una Finanziaria fragile e debole, che non riduce la spesa e la tassazione» e che soprattutto mette a repentaglio i conti pubblici. Di qui l’avvertimento: «Eliminare i ticket - ha affermato - è una cosa popolare ma costosa», mentre «si potrebbero fare altre cose per aiutare le imprese e creare posti di lavoro». Il senatore, che ieri a Milano ha presentato le proposte del suo nuovo partito nel corso di un convegno, ha puntato il dito contro la sinistra radicale che spinge «per la redistribuzione della ricchezza senza occuparsi della crescita».
Il presidente della commissione Esteri del Senato non ha dispensato cicchetti solo alla Cosa rossa, ma anche nei confronti del governo Prodi che non riuscendo a «guadagnare consenso, dovrebbe trarne le conseguenze» piuttosto che «tendere a galleggiare» e cedere ai condizionamenti dell’estrema sinistra. Dini ha bocciato anche le aperture del leader del Pd, Walter Veltroni a una riforma elettorale che si basi sul proporzionale alla tedesca. «Passi indietro. Si favorisce la frammentazione dei partiti e non si garantisce la governabilità», ha chiosato.
Il vero nodo da sciogliere, tuttavia, è rappresentato dalla giusta interpretazione da attribuire al senatore scontento che a Palazzo Madama può contare su altri due colleghi (D’Amico e Scalera). Si tratta di una prova tecnica di divorzio come sostenuto in passato dal presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi? Oppure è solo un modo per spostare verso il centro gli equilibri della maggioranza? Ieri pomeriggio, dopo le esternazioni di Dini, è stato immediatamente trovato l’accordo sulla questione precari accogliendo l’emendamento liberaldemocratico che prevede prove selettive per gli statali con contratti a termine (i co.co.co. avranno diritto a un punteggio che varrà nei concorsi, ndr).
Il relatore della Finanziaria, Giovanni Legnini, si è stupito dei problemi posti dai diniani sul ticket («non so come potrebbero giustificare un eventuale voto contrario»), ma il capogruppo ulivista al Senato, Anna Finocchiaro, intende proseguire nella mediazione: «Anche nelle prossime ore troveremo la giusta sintonia». Stamattina al Senato è previsto un nuovo vertice di maggioranza sulla manovra.