Dini: riformiamo le pensioni o sarà crisi

Il senatore della Margherita difende Padoa-Schioppa e incalza Prodi: "Deve indicare la linea. Non è solo Rifondazione a poter entrare in rotta di collisione"

Il Partito democratico nasce progressista e riformista. Sulle pensioni è chiamato a mettere in pratica i suoi obbiettivi, i suoi ideali ». Lamberto Dini sembra quasi indispettito dalle polemiche innescate dalle parole di Padoa-Schioppa sulla riforma delle pensioni: accordo entro giugno o resta lo scalone. «Ha perfettamente ragione il ministro dell’Economia», osserva il presidente della Commissione Esteri del Senato; a cui non può essere imputabile partigianeria nei confronti di Padoa- Schioppa: ai tempi della Banca d’Italia erano su posizioni non sempre concordanti. «L’Italia è già indietro su tutto: già attiravamo pochi capitali dall’estero, dopo la vicenda Telecom ne attireremo ancora meno; ora la maggioranza si spacca se portare o meno l’età di pensione ai livelli minimi europei. Non si può governare un Paese nella conservazione di ciò che non può essere consentito in un mondo che cambia». Presidente, che lei sia a favore di un aumento dell’età pensionabile è noto. Maesponenti della maggioranza di governo, come Franco Giordano, quasi avvertono il presidente del Consiglio: se passa lo scalone, Rifondazione entra in rotta di collisione... «È bene che Giordano sappia che non solo l’estrema sinistra può andare in rotta di collisione con il governo sulle pensioni. Anche altre forze di maggioranza possono andare in rotta di collisione con il governo. In fin dei conti, Padoa-Schioppa cos’ha detto? Ha indicato una posizione condivisa a livello europeo e non solo. D’altra parte, un economista qual è Fitoussi dice che solo in Italia si può andare a riposo a 57 anni; mentre in Germania è in corso un dibattito se portare l’età pensionabile da 65 a 67anni per uomini e donne. Se in Italia venisse aumentata l’età previdenziale per le donne, verrebbero recuperate le risorse per gli ammortizzatori sociali». Scusi, ma lei fa parte, o faceva parte (dopo il congresso vi siete sciolti nel Partito democratico), della Margherita. Ed anche la Margherita ha firmato il Programma dell’Unione. E lì - ha ragione Giordano - c’è scritto apertamente che deve essere abolito lo scalone previdenziale che dal prossimo anno farà andare in pensione solo chi ha 60 anni e 35 anni di contributi. «I programmi elettorali sono programmipartitici. Non hanno, per definizione, carattere legislativo. Sono, insomma, una sommadi indirizzi a cui il governo si dovrebbe orientare. Gli indirizzi reali di politica economica vengono definiti con il Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). Elì non c’è scritto che lo scalone dev’essere eliminato. Anzi. C’è scritto che il governo si impegnava in quattro riforme strutturali: previdenza, sanità, pubblico impiego ed enti locali. Poi, dopo la crisi di governo...». Crisi di governo? «Certo, dopo la crisi di governo sulla politica estera, Prodi ha steso un nuovo programmadi governo, il dodecalogo. E nemmeno lì c’è scritto che vuole abolire lo scalone. Al contrario. Al punto “8” c’è scritto (e tira fuori il documento per essere preciso, ndr): “Riordino del sistema previdenziale con grande attenzione alle compatibilità finanziarie e privilegiando le pensioni basse ed i giovani”. E come si garantisce la pensione ai più giovani? Aumentando l’età pensionabile, solo così si garantisce. Ricordo poi che all’ultimo punto del dodecalogo c’è scritto: “al presidente del Consiglio è riconosciuta l’autorità di esprimere in maniera unitaria la posizione del governo in caso di contrasto”». Vale a dire? «Vale a dire che Prodi non può dire, come ha fatto, che “non c’è tensione” nella maggioranza sulle pensioni. Sorprende che Prodi possa dire questo. Tensione c’è eccome. A questo punto il presidente del Consiglio deve indicare qual è la linea del governo sulla previdenza: l’ha scritto lui nel dodecalogo che spetta a lui la sintesi delle diverse posizioni. La faccia questa sintesi. Ma sappia che se la sinistra estrema alza la voce, altre forze della maggioranza sono pronte a farlo per difendere le posizioni di Padoa- Schioppa e Maroni». Il sindacato ha minacciato uno sciopero generale... «Uno sciopero contro cosa? Lo sciopero contro la riforma Maroni l’hanno già fatto e non è cambiato nulla. Il Parlamento ha approvato quella riforma. Se ne facessero un altro non cambierebbe nulla; sarebbe uno sciopero inefficace. Il governo, qualunque esso sia, non può cedere al sindacato ed alla piazza. Eppoi, proprio i sindacati dovrebbero sapere che la riforma Maroni consente risparmi per 486 milioni il primo anno, nel 2008; che salirebbero a 4,5 miliardi nel 2009 e 9 miliardi a regime, nel 2012. Se venisse eliminata la riforma Maroni queste risorse dovrebbero essere recuperate con nuove tasse. Una via non proprio progressista e riformista». Ideali che sono, o dovrebbero essere, le fondamenta del Partito democratico.