Dini sul piede di guerra La sfida a Prodi parte dalla manovra

Il fondatore dei Liberaldemocratici: «La Finanziaria ci sembra troppo leggera, a novembre presenteremo i nostri emendamenti»

da Roma

Se fondano un partito i senatori Willer Bordon e Roberto Manzione, volete che resti indietro proprio Lamberto Dini? La scissione dell’atomo sta nel Dna della nostrana politica, ma nel centrosinistra ha preso un’accelerazione da sincrotrone col parto del Partito democratico. Doveva favorire la «composizione», e invece ci si va sempre più frantumando. Sabato è nata l’Unione democratica, appunto ad opera di Manzione e Bordon, ieri ha visto la luce il movimento dei Liberaldemocratici, creatura dell’ex premier che conta su altri due senatori, Natale D’Amico e Giuseppe Scalera. Notate che nel centrosinistra bastano ormai un paio di senatori per fare un partito? Beh, se nella Camera Alta il vantaggio sul centrodestra è di soli due scranni, non ci vuole Archimede per prevederne gli effetti: la sindrome Ghino di Tacco si diffonde, e peggio per Clemente Mastella che perde il monopolio di ago della bilancia. Gli effetti dello «strappo» di Dini? Tutti da vedere nel corso d’approvazione della Finanziaria, ma intanto Romano Prodi, che di Bordon e Manzione si fida maggiormente, appare seriamente preoccupato. Come per Mastella, ancor più per Dini i sussurri del Transatlantico dicono che già flirti col centrodestra.
I timori del premier traspaiono da quanto dichiara in tv, assicurando che con l’ex ministro degli Esteri del suo primo governo si è visto «in questi giorni, a fondo», e aggiungendo: «Abbiamo discusso di tante cose, lui mi ha riaffermato in modo chiaro, preciso e solenne che il suo posizionamento nell’ambito del centrosinistra non è assolutamente in dubbio». Dini, però, conferma soltanto a metà e sul breve periodo, quasi ad invocar le mani libere. Ieri, alla presentazione del suo nuovo partito, gli hanno domandato se avesse già avuto un colloquio con Silvio Berlusconi. «Non ho parlato a Berlusconi, ho letto le sue parole... Poi vedremo, lui parla per il futuro, perché immagina che si vada presto alle elezioni», ha risposto per poi spiegare: «La nostra collocazione è nel centrosinistra, ma siamo indipendenti e non siamo legati all’estrema sinistra. Troppi compromessi sono stati fatti finora e sempre a favore dell’estrema sinistra. E questo non dà spazio alle idee e alla cultura che vogliamo portare avanti».
Vai dunque coi liberaldemocratici, propaggine tardiva di Rinnovamento italiano (ve lo ricordate prima della fusione nella Margherita?). Nel simbolo c’è un cerchio blu con la scritta Liberal democratici in alto e un tricolore in basso col seguito della ragione sociale che rinverdisce le radici, per il rinnovamento. Al centro, bella grande e in lettere maiuscole, la sigla LD, leggibile tanto come abbreviazione del partito quanto come le iniziali del suo leader. Alla presentazione c’eran pure l’onorevole Italo Tanoni (ma i deputati non pesano) e la bella sottosegretaria alla Giustizia Daniela Melchiorre, che resta in carica ovviamente, così come Dini non rinuncia alla presidenza della commissione Giustizia di Palazzo Madama, perché saranno pure usciti dalla Margherita per non entrare nel Pd, ma sempre nella maggioranza restano. O no?
Comunque, han lanciato anche il «manifesto» di LD, «per far superare il declino dell’Italia» e ovviamente per «il rinnovamento» della politica. Appuntamento per la prima manifestazione pubblica, domenica prossima all’Hotel Plaza di Roma, che è piazza solo di nome ma qualche aficionado dovrebbe raccoglierlo. L’appuntamento vero non è però nemmeno sul caso Visco, perché Dini non crede «che sia una questione in cui ci debbano essere divisioni tra le componenti del centrosinistra». L’appuntamento è sulla Finanziaria, che LD non vorrebbe «fosse troppo leggera, nel senso che non affronta i problemi», e alla quale «presenteremo i nostri emendamenti come gruppo di liberaldemocratici». E ovviamente sul protocollo del welfare, che per Dini «è immodificabile» come ha promesso Prodi. Ma Dini si fida, delle promesse di Prodi?