Dini: "Tagli alla spesa o voto la sfiducia"

L’ex premier, leader del Liberal Democratici attacca: "L'ottimismo di Prodi è fuori luogo, il suo governo è senza consensi"

da Roma

Lamberto Dini accoglie la sfida di Romano Prodi di votargli la sfiducia in Parlamento. «Certo che accettiamo la sfida», dice il leader dei Liberaldemocratici al Tg2. E rilancia. Nei prossimi giorni «presenteremo un programma alternativo che dovrebbe essere accettato (dal governo, ndr) nella sua interezza. Se così non fosse, il nostro voto sarebbe contrario».
In altre parole, se all’indomani della verifica di governo, Prodi non dovesse fare proprie le proposte di intervento dei Liberaldemocratici, il gruppo di Dini sarebbe pronto a votare contro; dopo essere già uscito dalla maggioranza.
E per assestare un’altra stoccata al premier, Dini osserva: «Il presidente del Consiglio sfoggia un ottimismo fuori luogo perché il governo continua a perdere consensi». Durante la conferenza stampa di fine anno, rispondendo a una domanda sulle critiche di Dini, Prodi aveva detto che per mandare a casa il governo era necessario «un voto parlamentare: non bastano interviste o dichiarazioni».
Al momento, il programma da «prendere-o-lasciare» dei Liberaldemocratici è in fase di definizione. È assai probabile, alla luce delle recenti dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri (attualmente Dini è presidente della Commissione Esteri del Senato), che fra gli interventi del programma ci possano essere indicazioni sul contenimento della spesa corrente. In modo particolare, quella del pubblico impiego.
Con l’obiettivo (mai nascosto) di recuperare risorse per alleggerire la pressione fiscale; magari attraverso un’ampia revisione del sistema di aliquote e scaglioni Irpef.
Si tratta di soluzioni che, nei principi, sono presenti anche nel progetto di Prodi di un Patto con imprenditori e sindacati per restituire potere d’acquisto ai salari, anche con interventi fiscali. Ma che Dini potrebbe rendere più stringenti; così da «invitare» il governo ad abbandonare l’abbraccio con la frangia più estrema della coalizione.
Il leader dei Liberaldemocratici, comunque, ritiene (lo ha detto più volte nelle interviste) che questo governo non è in grado di far «uscire il Paese dal declino». Da qui, la sua proposta di un esecutivo di larghe intese in grado di introdurre le misure di «cui il Paese ha bisogno».