Dini va avanti e presenta il simbolo dei Liberaldemocratici

L'ex premier in dissenso con la sinistra radicale annuncia la prima manifestazione del suo movimento il 7 ottobre a Roma per presentare il "manifesto". "Siamo nell'Unione ma indipendenti dall'Ulivo"

Roma - Lamberto Dini assicura di restare nel centrosinistra, anche se dopo la nascita del Partito democratico non garantisce la sua permanenza nel gruppo dell’Ulivo al Senato, ma il movimento dei Liberaldemocratici, nato dopo la sua decisione di non aderire al nuovo partito, comincia a muovere i primi passi: ora c’è un logo e un primo appuntamento, domenica 7 ottobre all’Hotel Plaza di Roma. Dini ha presentato le due novità in una conferenza stampa alla Camera insieme a chi con lui ha sottoscritto il manifesto «per fermare il declino e rilanciare lo sviluppo»: Natale D’Amico, Italo Tanoni e al sottosegretario alla Giustizia Daniela Melchiorre. Il logo del movimento che, sostiene Dini, «ha spazio nel paese ed è presente sul territorio», è blu: vi campeggiano le iniziali in grigio «LD». Sopra la scritta «liberaldemocratici», sotto «Rinnovamento italiano» e una piramide tricolore. Il primo appuntamento invece è per domenica prossima, all’Hotel Plaza in via del Corso: una tavola rotonda per discutere del manifesto lanciato sul sito www.liberaldem.it con Mario Baldassarri (An), il radicale Daniele Capezzone, Franco De Benedetti, Maurizio Beretta, Nicola Rossi. «Vogliamo dialogare con tutti - ha detto Dini - ma soprattutto con la gente. La nostra azione sarà portata avanti in Parlamento; dopo la nascita del Partito democratico saremo indipendenti».

Prodi: "Mi a confermato la sua lealtà alla coalizione" «Con Dini ci siamo visti tante volte abbiamo discusso a fondo di tante cose, mi ha riaffermato in modo chiaro, deciso che il suo posizionamento nel centrosinistra non è assolutamente in dubbio». Così il premier a Skytg24. Prodi ha anche risposto alle critiche avanzate da Dini al Pd, troppo legato a suo dire alla diarchia Ds-Dl: «Nella fase di confronto elettorale - ha spiegato - questi episodi sono assolutamente naturali. Il problema è che dopo si trovi una sintesi costruttiva». Per Prodi il "capitolo Dini" è imbarazzante e il rischio di perdere il suo appoggio preoccupa l'esecutivo. Da qui le ripetute dichiarazioni sulla "lealtà" dianiana. Che però non chiudono la porta a scelte diverse da parte di Dini, se il peso della sinistra radicale e gli equilibri di forze legati alla nascita del Pd dovessere mettere in un angolo i Liberaldemocratici.