Dino Betti stella del Top Jazz Festival

da Reggio Calabria

Top Jazz Festival è l’insegna di quattro giorni di concerti ospitati dal teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria. I protagonisti sono eccellenti musicisti di jazz (in senso lato), tutti italiani freschi della vittoria conseguita nel Top 2007 della rivista Musica Jazz come strumentisti, compositori o direttori d'orchestra.
Si tratta di nomi che da tempo non hanno nulla da invidiare ai più quotati maestri americani e che anzi, creando musica in piena autonomia, spesso li hanno superati: basti menzionare l'Italian Instabile Orchestra, la Cosmic Band del trombonista Gianluca Petrella, il trio del chitarrista Roberto Cecchetto, il compositore e direttore Dino Betti van der Noot che ha condotto la Grande Orchestra Jazz del Parco della Musica di Roma, la New Band del violoncellista e contrabbassista Paolo Damiani, il clarinettista e sassofonista Daniele D’Agaro che non ha temuto di esibirsi da solo con pieno merito, il quartetto del pianista Giovanni Guidi, il quartetto del batterista Roberto Gatto e una band speciale composta da «tutti i vincitori» del Top.
L’importante iniziativa è del Comune di Reggio Calabria in collaborazione con l’Associazione Culturale Jonica e potrà avere un seguito nei primi mesi del 2009. Si tratterebbe di una Roccella Jazz Winter che aggiungendosi alle rassegne già attive, contribuirebbe a fare della Regione Calabria uno dei punti di forza della musica contemporanea nel nostro Paese.
È impossibile riferire in modo dettagliato di ciascun gruppo, come sarebbe giusto. Il pubblico ha mostrato di gradire specialmente lo straordinario affiatamento dei musicisti di Gianluca Petrella, la raffinatezza del trio di Cecchetto, la continua capacità di rinnovarsi di Damiani e le qualità del giovane pianista Giovanni Guidi, non a caso vincitore nella categoria dei nuovi talenti. Dino Betti van der Noot, che ha licenziato di recente il cd The Humming Cloud, splendido anche come oggetto (e che nella graduatoria del Top ha staccato il secondo classificato con un gap impressionante) ha imperniato il suo concerto sulle partiture del disco, che è il settimo firmato da lui ed è di gran lunga il migliore.
Chi ancora non lo aveva ascoltato ha potuto accostarsi con ammirazione a una musica non facile, nel senso che coglie il fruitore nella sua essenza e lo scuote con arrangiamenti elaborati e intensi.