Dio ci salvi dall’Eurss

Il governo del nuovo premier britannico Gordon Brown è indignato per lo scarso sostegno che ha avuto dall’Europa durante la sua guerra contro il governo di Mosca i cui agenti, secondo le conclusioni di Scotland Yard e dei Procuratori della Corona, hanno assassinato Alexander Litvinenko, un cittadino britannico ucciso su suolo britannico, mentre si parla di un tentato omicidio nei confronti dell’esule Boris Berezovsky, la cui vita fu una volta già salvata proprio da Alexander Litvinenko. Di fronte a questi fatti nuovi e gravissimi io oggi, nella mia qualità di ex presidente della Commissione Mitrokhin, mi sento di poter affermare che esiste una totale coincidenza di tempi e circostanze fra l’omicidio di Litvinenko (che ha richiesto dieci mesi di preparazione) e il lavoro segreto, sconosciuto perfino alla moglie Marina fino a pochi giorni fa, che Sasha Litvinenko ha svolto per la Commissione Mitrokhin.
Oggi ritengo che sia provato che la decisione di liquidarlo è stata presa immediatamente dopo le sue affermazioni, rese a un parlamentare europeo britannico, secondo cui il generale Trofimov, suo superiore poi ucciso, gli aveva detto che in Russia nel 2000 un importante uomo politico italiano era considerato «il nostro uomo». Trofimov fu abbattuto a colpi di mitra nel 2005 e Litvinenko fu ucciso col Polonio nel 2006. Oggi a fianco di Gordon Brown e della Procura della Corona del Regno Unito ci sono soltanto la Francia di Sarkozy e finalmente gli Stati Uniti che ieri per bocca di Condoleezza Rice hanno stigmatizzato l’omicidio e ingiunto a Mosca l’estradizione di Andrei Lugovoi, l’uomo accusato dell’avvelenamento materiale del patriota Litvinenko.
Vorrei dunque far sapere al primo ministro Gordon Brown che io e per fortuna non soltanto io, oggi in Europa sentiamo un debito di gratitudine ­ ancora una volta ­ per la madre di tutte le democrazie, per la nazione e per il Paese che dimostra, ogni volta che è necessario, che cosa significhi avere la schiena diritta e un’etica nel cuore e nel comportamento.
Voglio rivelare oggi che proposi l’assunzione di Mario Scaramella come consulente della Commissione Mitrokhin (dibattuta e approvata all’unanimità da tutti i partiti) quando mi resi conto, dopo due anni di lavoro, che quello che io consideravo nella mia ingenuità un ovvio alleato ­ e cioè il governo «democratico» della nuova Russia post-comunista ­ era in realtà il principale nemico sia della Commissione, sia mio personale. Fu allora che cercai qualcuno che mi informasse su ciò che bolliva in pentola a Mosca oggi, non venti anni fa.
Scaramella era per me l’uomo adatto perché disponeva di una rete di contatti con i «russi di Londra»: Oleg Gordievsky, Vladimir Bukovsky, Viktor Suvorov e, primo fra tutti, Alexander «Sasha» Litvinenko, che forniva continuamente notizie sulle attività attuali degli attuali servizi segreti russi. Mi ero reso conto che in Italia il partito degli agenti di influenza russi era attivissimo a tutti i livelli e che dovevo considerare con estremo realismo ciò che Litvinenko ci fece sapere anche attraverso una intervista registrata su video (che per onestà volli segretare per non turbare la campagna elettorale, sia pure a vantaggio della mia parte politica) in cui riferiva quanto gli aveva detto Trofimov.
Litvinenko raccontò i suoi sospetti al deputato europeo britannico Gerard Batten che ne fece oggetto di una interrogazione al Parlamento europeo. Sono dunque anche per questo sicuro che Scotland Yard ne sappia abbastanza per concludere che Sasha Litvinenko fu assassinato nel corso del suo «Italian job», e personalmente penso che sia stato ucciso a causa del suo lavoro in Italia.
È anche ora che si sappia che il Sismi era perfettamente al corrente delle operazioni illegali russe in Italia e in Europa e che condivideva le sue informazioni con gli alleati. Sono convinto che il generale Nicolò Pollari sia stato eliminato anche perché faceva il suo mestiere in questo campo senza guardare in faccia a nessuno.
Londra si sente dunque sola. L’Europa continentale la deride, trova eccessive le sue contromisure e sbuffa per questa insopportabile intransigenza morale che soltanto i popoli di lingua inglese sanno tirar fuori quando occorre, contro tutti gli Hitler, i Mussolini, gli Stalin e loro epigoni e successori. Intanto Putin espelle da Mosca quattro diplomatici come rappresaglia all’espulsione di quattro agenti dell’SVR da Londra ma finalmente anche l’America batte un colpo con Condoleezza Rice che ha ribadito che la Russia deve concedere immediatamente l’estradizione di Andrei Lugovoi, l’ex agente del KGB accusato di aver avvelenato Litvinenko la mattina del 1° novembre 2006.
Oggi, una volta di più, dunque, il baluardo della difesa delle libertà europee e occidentali è il Regno Unito e voglio ricordare che l’ultimo gesto di Tony Blair, un uomo che aveva avuto una enorme simpatia personale per Vladimir Putin nutrendo la speranza che questi marciasse nella direzione della democrazia e della libertà, è stato proprio quello di affrontare il premier russo e di dirgli tutta la sua delusione, la sua frustrazione per quel che era accaduto e che accade.
Il suo successore Gordon Brown sembra aver ereditato la sua energia dalla tradizione di Winston Churchill e ha avvertito la Russia che l’Occidente vuole sì la pace e la serenità, ma non al prezzo di aggressioni, delitti, complotti, infiltrazioni.
Che Iddio benedica dunque il Regno Unito. Non a caso, quella nazione mantiene distanze di diffidente prudenza dall’Europa che Vladimir Bukovsky nel suo bel libro appena uscito, chiama «Eurss», Unione europea socialista sovietica. E Bukovsky era uno dei più stretti amici di Sasha Litvinenko, l’uomo la cui morte ha segnato lo scatenamento dell’operazione con cui hanno tentato di assassinare anche la Commissione Parlamentare Mitrokhin, un’operazione contro la quale mi batterò finché avrò vita.
Paolo Guzzanti
www.paologuzzanti.it