DIO ESISTE? INDAGA IL PM

Epoi dicono che non è vero che i magistrati sono oberati di lavoro. A Firenze la Procura ha dovuto avviare un’indagine per rispondere a un paio di quesiti che assillano l’uomo perlomeno da quando è diventato sapiens sapiens: esiste Dio? E il diavolo, quel fetente, c’è pure lui? Non sappiamo se i riscontri siano stati affidati ai Ris, e se ci sarà bisogno di intercettazioni ambientali. Solo apparentemente più semplice, invece, il compito di cui s’è fatto carico un giudice di Chiavari, che ha deciso di mettere mano alla definizione di «arte».
Non stiamo scherzando, purtroppo. Il caso di Firenze è il seguente. Un sacerdote molto noto e molto stimato - don Francesco Bazzoffi, che tra l’altro è direttore dell’ufficio matrimoni della diocesi: insomma, uno considerato con la testa sulle spalle - è stato incriminato dalla Procura per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Al termine di momenti di preghiera, in strutture riconosciute dall’autorità ecclesiastica, il sacerdote impartiva delle benedizioni. «Falsi esorcismi», dice l’accusa. «Semplici benedizioni», controbatte la difesa. Non ci addentriamo in un dibattito più grande di noi. Il problema è che probabilmente è più grande anche della Procura. Fossero anche stati esorcismi, chi è che stabilisce se sono falsi? Un pm? Ma allora perché non mettere sotto inchiesta ogni prete che ogni domenica distribuisce l’ostia consacrata dicendo «corpo di Cristo»? A vista d’uomo è solo un pezzo di pane. E perché non arrestare ogni confessore che dà l’assoluzione? Non c’è prova che il Padreterno abbia perdonato.
Se il concetto è quello di abuso della credulità popolare, non ci sono limiti. Perché non mettere sotto inchiesta anche tutti quegli ex dirigenti dell’ex partito comunista che per decenni hanno promesso a milioni di operai che alla fine la bandiera rossa avrebbe trionfato? Anche loro avevano annunciato un paradiso, pur se terreno. E scendendo di livello: perché non mandare in galera anche quegli allenatori e presidenti di squadre di calcio che in agosto avevano promesso lo scudetto o la Champions? Basta sfogliare la collezione della Gazzetta per avere le prove del raggiro.
Sta passando l’idea che un signore con la toga può stabilire non solo che cosa è contro la Legge e che cosa no, ma anche che cosa ci è lecito pensare, credere, gradire. Come nel caso di Chiavari, dove l’attrice Monica Guerritore è stata condannata per uno spettacolo di due anni fa a Rapallo: uno show deludente, dice il giudice, perché durò solo 37 minuti. Può darsi che l’arte si misuri a minuti (anche se ne dubitiamo): ma a decidere se bocciare o no la Guerritore non dovrebbe essere un giudice ma il pubblico, padronissimo di non seguirla più. Così come nessuno è obbligato a farsi benedire da don Bazzoffi e a dare offerte che - peraltro - sono servite a costruire ospedali in India, in Brasile, Etiopia, Bolivia, Perù e Filippine.
Si allargassero un po’ di meno, certi magistrati. Tra l’altro, la gente non si lamenterebbe più per i tempi della giustizia.
Michele Brambil