«Dio fermi la mano assassina dei terroristi»

Silvia Marchetti

da Roma

Una «scossa» spirituale per risvegliare il Vecchio continente dalla morsa del torpore, «armandolo» contro il terrorismo. Con la netta condanna dell’ultima tragedia che ha colpito il mar Rosso, il pontefice lancia così un appello all’Europa affinché ritrovi la «retta via». Perché soltanto un’Europa «spritualmente» forte, che avrà ritrovato le proprie radici cristiane potrà assumere un ruolo chiave nella lotta al terrore. Quando la politica fallisce, sia a livello nazionale che comunitario, solo la fede può venire in suo soccorso. Una fede, tuttavia, sempre più in crisi.
Dalle colline di Les Combes, la preghiera dell’Angelus di Papa Ratzinger, rivolta sia alle vittime che ai carnefici, si trasforma presto in un monito: un’Europa che si limita a essere entità politico-istituzionale - tra l’altro imperfetta - senza seguire il vangelo di Cristo, è un’Europa votata al declino, impotente nel contribuire a «pace e dialogo fra i popoli». I promotori di un «rinnovato umanesimo» che ponga al centro l’uomo e il binomio fides-ratio, saranno dunque i giovani, quelle future generazioni che il Papa, nel solco del suo predecessore, ha investito di un ruolo quasi «salvifico».
Due giorni fa, Benedetto XVI si era appellato ai seminatori di morte, pregandoli di «rinunciare alla strada della violenza e di abbracciare la pace». Ieri, si è rivolto direttamente a Dio: «Mentre affidiamo alla divina bontà i defunti, i feriti e i loro cari, vittime di tali gesti che offendono Dio e l’uomo, invochiamo l’Onnipotente affinché fermi la mano assassina di coloro che, mossi da fanatismo e odio, li hanno commessi e ne converta i cuori alla riconciliazione e alla pace». I nemici dell’umanità sono «un gruppo di fanatici», aveva detto, e «non c’è nessuno scontro di civiltà», visto che il terrorismo colpisce indistintamente cristiani e musulmani. Oltre a Sharm, Ratzinger ha ricordato tutti gli «esecrandi attentati» che hanno colpito «l’Egitto, la Turchia, l’Irak, la Gran Bretagna», paesi di fede diversa ma uniti nello stesso dolore. Il dialogo interreligioso resta infatti un pilastro del nuovo pontificato: a Colonia, oltre al popolo dei giovani e alle diverse chiese cristiane, Benedetto XVI visiterà la sinagoga e le comunità musulmane, «appuntamenti» che nelle ultime ore ha voluto espressamente inserire in agenda.
Al centro dell’Angelus, tuttavia, il «contrasto» di intensità tra la furia assassina dei terroristi e la debolezza del Vecchio continente «senza radici», vittima di un cieco relativismo e di una profonda crisi di identità. Questa «terribile battaglia delle idee», ha detto il portavoce Navarro Valls, sarà infatti al centro del suo prossimo libro, e forse anche della futura enciclica. Nel suo appello all’Europa, Benedetto XVI ricorre alle parole pronunciate da Papa Wojtyla durante i viaggi a Santiago di Compostela, il primo nel 1982, il secondo nel 1989 per la Giornata mondiale della gioventù. Il punto di riferimento non poteva che essere Giovanni Paolo II: proprio nell’89 e grazie alla sua «mediazione», l’Europa, divisa in due blocchi dal Muro, sarebbe tornata a respirare con «due polmoni».
Ratzinger, citando «l’Atto Europeistico» che Wojtyla pronunciò nell’82, ufficializza così la road map della Chiesa nel terzo millennio. La stella polare nella lotta al terrore sarà dunque quel «progetto di un’Europa consapevole della propria unità spirituale, poggiante sul fondamento dei valori cristiani. Un’Europa senza frontiere, che non rinneghi le radici sulle quali è sorta e non rinunci all’autentico umanesimo del Vangelo di Cristo. Quanto attuale - ha concluso il pontefice - resta questo suo appello, alla luce degli eventi recenti del continente europeo!». Allora c’era il comunismo, oggi il terrorismo: entrambi nemici dell’Uomo. Ma ancora una volta, il ruolo che il cristianesimo può svolgere sarà determinante per il futuro del Vecchio continente. Il discorso di Wojtyla viene così fatto proprio da Ratzinger: «Ti rivolgo, o vecchia Europa, un grido pieno d’amore: torna a te medesima, sii te stessa, scopri le tue radici».
I protagonisti di questa riscoperta saranno i giovani. Ratzinger si recherà presto a Colonia per incontrare le nuove generazioni del mondo, e molto probabilmente le investirà di un compito «salvifico». Quello di «attingere alla linfa vitale di Cristo» per diventare «nelle società europee fermento di un rinnovato umanesimo nel quale fede e ragione cooperino in fecondo dialogo alla promozione dell’uomo e all’edificazione della vera pace».