«Dio punirà chi sparge sangue in suo nome»

Andrea Tornielli

da Roma

Dio «chiederà conto ancor più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello». È un duro monito quello che Benedetto XVI ha pronunciato per l’ondata di violenza che sta sconvolgendo l’Irak e la Nigeria. Nel Paese del Golfo Persico, l’instaurazione della democrazia non è riuscita ad evitare la guerra civile e la lotta fratricida tra musulmani sunniti e sciiti che ha provocato in pochi giorni duecento vittime e la distruzione di una settantina di moschee; nel Paese africano le violenze degli islamici ai danni dei cristiani hanno provocato la reazione di questi ultimi, con centotrentotto morti da ambo le parti e la distruzione di molti luoghi di culto di entrambe le religioni.
Papa Ratzinger ha parlato di queste due drammatiche situazioni al termine dell’Angelus recitato a mezzogiorno di ieri dalla finestra del suo studio, davanti a una piazza San Pietro gremita di fedeli. «Si susseguono in questi giorni le notizie di tragiche violenze in Irak – ha detto il Papa – con attentati anche alle stesse moschee». «Sono azioni – ha aggiunto – che seminano lutti, alimentano l’odio ed ostacolano gravemente la già difficile opera di ricostruzione del Paese». Poi Benedetto XVI ha parlato dell’Africa. «In Nigeria – ha dichiarato – si sono protratti per diversi giorni degli scontri tra cristiani e musulmani, con molte vittime e distruzione di chiese e moschee. Mentre esprimo ferma condanna per la violazione dei luoghi di culto, affido al Signore tutti i defunti e coloro che li piangono».
Il Papa ha quindi auspicato che l’inizio del tempo di preparazione alla Pasqua cristiana sia propizio per un allentamento della tensione: «Invito poi tutti – ha detto – ad una più intensa preghiera e penitenza, nel sacro tempo di Quaresima, affinché il Signore allontani da quelle care nazioni, e da tanti altri luoghi della terra, la minaccia di simili conflitti». Infine, Benedetto XVI ha duramente ammonito quanti uccidono abusando del nome di Dio. «I frutti della fede in Dio non sono devastanti antagonismi, ma spirito di fraternità e di collaborazione per il bene comune. Dio, creatore e padre di tutti – ha aggiunto il Papa – chiederà conto ancor più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello. Che tutti, per intercessione della vergine santa, si ritrovino in lui, che è la vera pace!».
Una settimana fa, ricevendo il nuovo ambasciatore del Marocco, Ratzinger era intervenuto per la prima volta di persona sull’ondata di violenze provocate (e sapientemente sobillate) dalla pubblicazione delle vignette danesi su Maometto. Benedetto XVI aveva detto che «per favorire la pace e la comprensione tra i popoli e gli uomini è necessario e urgente che le religioni e i simboli religiosi siano rispettati, e che i credenti non siano oggetto di provocazioni che feriscono le loro attività e i loro sentimenti religiosi». Il Papa aveva anche spiegato che «l’intolleranza e la violenza non possono mai giustificare le risposte alle offese, perché non sono risposte compatibili con i principi sacri della religione».
La distruzione di moschee (come il luogo simbolo dell’islam iracheno, a Samarra) e di chiese, e soprattutto il continuo spargimento di sangue, viene visto con molta preoccupazione Oltretevere, anche se all’origine dell’odio fratricida ci sono motivazioni religiose, etniche e tribali mescolate insieme. Nei giorni scorsi sono morti almeno 138 nigeriani negli scontri scoppiati nel Paese più popoloso dell’Africa. Migliaia sono gli sfollati, fuggiti dalle loro abitazioni per cercare rifugio nei campi dell’esercito o nelle stazioni di polizia.
Sempre una settimana va, ricevendo un gruppo di vescovi africani di Senegal, Mauritania, Capo Verde e Guinea Bissau, Benedetto XVI aveva invitato al dialogo fra la comunità cristiana e quella musulmana: «È doveroso – aveva detto – approfondire sempre di più le relazioni fraterne fra le comunità, al fine di favorire uno sviluppo armonioso della società, riconoscendo la dignità di ogni persona e permettendo a tutti il libero esercizio della propria religione».