Dior fa il rivoluzionario E Armani si specchia negli applausi di Parigi

Ovazione per lo stilista italiano alle sfilate francesi d’alta moda. La magia si riflette negli abiti di cristallo e nelle linee rovesciate

Daniela Fedi

da Parigi

Un bagno di sangue, ecco quel che significa per molte maison l'alta moda parigina. Non a caso il programma delle sfilate per la primavera/estate 2006 è ridotto ai minimi termini: 18 appuntamenti spalmati su tre giorni (da ieri fino al prossimo mercoledì) compreso quello doppio per la collezione Privé di Giorgio Armani. Fuori calendario una serie di eventi collaterali che vanno dalla presentazione della linea «Artisanal» di Martin Margiela al défilé collettivo per Swarovsky che si terrà dopodomani nello stesso edificio del diciottesimo secolo in cui abita Karl Lagerfeld. Dunque poca roba, ma di un livello paragonabile solo con il sublime. In mezzo a tutto per qualcuno la couture è comunque un ottimo business oltre alla miglior palestra del mondo per allenare quel muscolo dell'anima che è la vera creatività. Per esempio Giorgio Armani in appena tre collezioni Privé ha raggiunto il break even sul fronte degli affari, mentre con quella presentata ieri mattina si è definitivamente confermato come una specie di pifferaio magico capace di trascinare tanto le donne quanto il lusso fuori dalla palude della volgarità.
La sfilata è cominciata con una serie di tailleur pantaloni da giorno impeccabili e perfetti, ma tutto sommato scontati per un maestro come lui che ha già reinventato il paradigma della giacca in tutti i modi possibili e immaginabili. Più sorprendente e a tratti davvero emozionante la parte sera per cui Armani ha scelto il tema dello specchio caro da sempre alla psicoanalisi e all'immaginario fiabesco della femminilità. Ridotti a canottiglie magistralmente applicate sui modelli (c'era un tailleur da sera di foggia vagamente cinese talmente bello da abbagliare) oppure montati come un'autentica colata di luce buttata con apparente noncuranza sulle spalle nude, questi magici specchi riflettevano e decuplicavano la perfezione delle linee. C'era ad esempio un abito blu notte tagliato in sbieco, lungo e lineare ma con una serie di pieghe rovesciate all'altezza dei fianchi che ricordavano in qualche modo la forma di un ombrello chiuso. Un altro tutto nero aveva sulla schiena una serie di ruches in crinolina irrigidita dai ricami di cristallo ton sur ton, eppure morbide e danzanti a ogni passo. Spettacolare, poi, la giacca interamente coperta da frammenti luccicanti che sembravano rimandare a un caleidoscopio di possibilità. «Spero che questa magia si rifletta negli occhi di chi la indossa» ha detto Armani nel backstage visibilmente soddisfatto per l'accoglienza tributatagli dai francesi. Infatti ai piedi delle passerelle parigine si parla solo di lui che la prossima domenica correrà per i 400 metri di Via Montenapoleone come tedoforo per le Olimpiadi di Torino e che la sera dell'inaugurazione avrà l'onore di rappresentare il tricolore con una scenografia di 31 abiti-bandiera.
Certo il pensiero correva a quella bellissima frase di Cocteau che dice «Se gli specchi riflettessero un pochino prima di riflettere le immagini». Ma come sempre Armani aveva una risposta piena d'illuminante buon senso: questi modelli che costano dai 30 mila euro in su sono fatti per far sentire qualsiasi donna una regina, perfino il trio di politiche italiane (Prestigiacomo, Santanchè e Bonino) indicate come possibili testimonial d'eccezione per accontentare le petulanti domande della stampa.
Tutt'altra atmosfera sulla passerella di Dior dove John Galliano è comparso vestito da spadaccino tra fumi d'incenso e sciabolate di luce rosso-passione. È questo infatti il tema della stupefacente collezione ispirata in un colpo solo a tre argomenti nessuno dei quali banale. C’era infatti qualche riferimento alla rivoluzione francese (le facce di Maria Antonietta e di Napoleone ricamate sotto il motto «Liberté Fraternité Egalité»), un tocco di erotismo sadomaso nato dalla visita della casa di una discendente del divino marchese (per la cronaca Marie-Laure de Noailles nella campagna di Hyers) e molto sangue riprodotto a colate di vernice rossa sui vestiti in omaggio alla passione per la tauromachia del fotografo Lucien Clergue, amico di Picasso negli ultimi vent'anni di vita del maestro. Tradotto in alta moda da quel genio di Galliano tutto questo aveva uno splendore al tempo stesso gotico e barbarico, per libertine impenitenti capaci di ostentare una cintura di castità firmata Dior sotto ai più bei mantelli color sangue che la Parigi dell'haute couture abbia mai visto.