La diossina degli incendi aumenta tumori e morti

Nelle zone dove i rifiuti sono smaltiti
in modo illegale o vengono
abbandonati, il numero dei decessi
per cancro al fegato è tre volte
superiore al resto d’Italia<br />

L’allarme dura da anni, gli studi scientifici si susseguono: in Campania, nelle zone dove i rifiuti sono smaltiti in modo illegale o non vengono eliminati affatto (incendiati o lasciati marcire per le strade), il rischio di mortalità o malattie è più alto. Esso raggiunge un picco proprio nei comuni più esposti all’abusivismo, in quella fascia tra Napoli e Caserta che va grossomodo da Castel Volturno ad Acerra passando per Villa Literno, Giugliano, Aversa, Marcianise, Caivano. La situazione è talmente grave da indurre la Regione a lanciare una campagna di controllo sul latte materno: il sospetto, agghiacciante, è che contenga elevate quantità di diossina. Già nel 2005un primo studio commissionato dalla Protezione civile all’Organizzazione mondiale della Sanità (e realizzato da un gruppo multidisciplinare composto da Cnr, Istituto superiore di Sanità e autorità sanitarie campane) aveva rilevato differenze significative tra i dati di Napoli e Caserta e il resto della regione. Unsuccessivo approfondimento ha accertato una correlazione tra l’abbandono incontrollato dei rifiuti e l’aumento di effetti negativi sulla salute. Nei comuni a maggiore rischio i tassi di mortalità sono più elevati del 12 per cento tra le donne e del 9 per cento tra gli uomini rispetto alle zone vicine, mentre il rischio di malformazioni congenite dell’apparato urogenitale e del sistema nervoso è superiore dell’80 per cento. «Anche la mortalità per tumori aumenta in funzione del rischio ambientale - sottolinea Fabrizio Bianchi, ricercatore della sezione di epidemiologia dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa -. Tra le cause analizzate è emersa con particolare rilievo la mortalità per tumore del fegato e dei dotti biliari (+19% negli uomini e +29% nelle donne). La situazione è preoccupante e vanno adottate urgenti misure di riduzione del rischio».

Un altro studio, pubblicato di recente sulla rivista Lancet Oncology da Alfredo Mazza, anch’egli ricercatore dell’Ifg di Pisa, ha battezzato le città di Acerra, Nola e Marigliano «il triangolo della morte» per il picco di tumori a fegato, stomaco, vescica, leucemie e linfomi. «L’incremento degli indici di mortalità per cancro - scrive Mazza - è legato a un’area che produce una quantità di rifiuti maggiore rispetto a quella che le discariche e gli inceneritori della regione sono in grado di gestire» e dove «migliaia di persone sono state esposte a inquinanti tossici per decenni». Per il cancro al fegato, ad esempio, l’indice di mortalità per 100mila abitanti è, tra gli uomini, pari a 14 in Italia e 15 in Campania, mentre balza a 38,4 nella Asl Napoli 4 e a 35,9 nel distretto 73 di Nola e Acerra; per le donne, il tasso di mortalità è di 20,8 nella Asl e 20,5 nel distretto contro una media nazionale del 6 e regionale dell’8,5.

Valori tre volte superiori ai dati italiani complessivi. Agli studi statistici si aggiungono ora i controlli sanitari varati dalla Regione Campania, che ha affidato all’Istituto superiore di Sanità e al Cnr il compito di verificare il livello di contaminazione da diossina, liberata nell’atmosfera dalle immondizie incendiate. La campagna partirà a febbraio in 13 comuni tra i più colpiti dall’emergenza rifiuti. Particolare attenzione sarà posta al latte materno (la diossina è liposolubile, cioè si scioglie nelle sostanze grasse), dopo che livelli particolarmente elevati sono stati riscontrati nel latte di migliaia di pecore e nel sangue di alcuni volontari che si sono già sottoposti a un primo test. Il monitoraggio costerà alla Regione 500.000 euro.