Diossina, sotto sequestro 22 partite Il ministero: "A rischio anche i bovini"

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E' <strong><a href="/a.pic1?ID=312657">allerta nel Belpaese</a></strong> dove, dal settembre, sono entrate 22 partite di carne suina proveniente dall'Irlanda. Il sottosegretario Martini: &quot;Già sequestrate&quot;. Ma il ministero del Welfare minimizza: &quot;Il rischio per l'Italia è molto modesto&quot;. Cia: &quot;Evitare l'allarmismo&quot;. E la Coldiretti invita a scegliere carni italiane
garantite da marchi di qualità e propone l'obbligo di etichettatura. E dal Giappone arriva il primo stop
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Roma - Dodici stati membri, tra cui l’Italia, dovranno bloccare le importazioni di carne di maiale e derivati e fare accurati controlli per accertare la presenza di diossina. Nel giorno in cui il commissario alla salute Ue, Androulla Vassiliou, fa sapere che l’Italia è tra i dodici paesi Ue coinvolti nell’allarme, il ministero della Salute comunica il sequestro di 22 partite di carne suina proveniente dall'Irlanda. E avverte: "A rischio anche i bovini".

I sequestri in italia In Italia sono entrate 22 partite di carne suina proveninente dall’Irlanda dopo il primo settembre, ma sono state immediatamente sequestrate. Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, fa sapere che "attraverso l’allerta rapida europea il nostro paese si è attivato e ha sequestrato su tutto il territorio, 22 partite di carne suina proveniente dall’Irlanda entrate nel nostro paese dopo il primo settembre". Nel frattempo, L’italia già pensa alle mosse future. L'esponente del Carroccio proporrà a Bruxelles "l’eticchettatura di tutte le carni animali per la tracciabilità dell’origine con estensione dell’obbligo anche alle carni suine". Per comprendere quali ulteriori provvedimenti adottare "oggi pomeriggio - aggiunge la Martini - si svolgerà a Bruxelles un vertice tra i referenti veterinari degli stati membri". Quanto alla contaminazione i tecnici europei hanno riscontrato una contaminazione con diossina delle carni suini irlandesi attraverso mangimi che presentavano olii industriali di macchianari utilizzati per l’asciugatura dei mangimi. Non solo. "L’Unione europea ha ravvisato una possibile contaminazione di diossina anche per le carni bovine irlandesi", ha continuato la Martini aggiungendo che il ministero "sta intensificando i controlli in attesa di specifiche misure".

Bruxelles impone i test L’Italia, ha spiegato una portavoce, da settembre, ha importato prodotti di maiale e derivati da Dublino per circa 1400 tonnellate, quantità comunque modesta rispetto a quella di paesi come la Gran Bretagna, la nazione maggiormente coinvolta nell’allarme. "La Commissione - ha detto il commissario - sta seguendo molto attentamente la situazione per assicurare la salute di tutti i cittadini. Ma al momento non riteniamo necessarie ulteriori azioni tutelative". Nel pomeriggio il commissario terrà una riunione con le autorità nazionali dei partner interessati, a cui parteciperà anche l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, per fare il punto sulla situazione. Mercoledì invece a Bruxelles si terrà una riunione dei capi dei veterinari dei paesi interessati. I paesi coinvolti sono, oltre l’Italia e la Gran Bretagna, Germania, Olanda, Polonia, Svezia, Belgio, Danimarca, Estonia, Francia, Portogallo e Cipro. Nove invece i paesi extra Ue più esposti: Giappone, Russia, Singapore, Usa, Canada, Svizzera, Cina, Hong Kong e Corea.

I numeri dell'import italiano Dall’Irlanda è arrivato "appena lo 0,3% delle carni di maiale importate dall’Italia ed è quindi necessario evitare allarmismo preferendo le carni italiane garantite da marchi di qualità come il Gran Suino Padano (GSP) o acquistando direttamente dai moltissimi allevamenti che offrono questa opportunità". È quanto afferma la Coldiretti in riferimento all’allerta rapida fatta scattare dalla Commissione Europea per la carne di maiale proveniente dall’Irlanda sulla base di elaborazioni su dati Istat relativi ai primi otto mesi del 2008. "Il consumo di carne di maiale e derivati - spiega Coldiretti in una nota - è pari in Italia a 31 chili a persona e il tempestivo avvio dei controlli a livello nazionale, per bloccare partite contaminate eventualmente entrate al pari di quanto avvenuto in Francia e Belgio, è rassicurante in un Paese come l’Italia che può contare sulla più estesa rete di veterinari a livello comunitario". Ma di fronte alle emergenze sanitarie che si rincorrono per la Coldiretti "servono anche misure strutturali con un sistema di etichettatura obbligatorio che indichi la provenienza e l’origine di tutti gli alimenti, al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina dopo le emergenze aviaria e mucca pazza". Si tratta di un trasparenza per produttori e consumatori e a garanzia della sicurezza alimentare per evitare che l’allarmismo travolga in modo ingiustificato gli oltre cinquemila allevamenti nazionali che garantiscono qualità e sicurezza alimentare.

L'indagine della Coldiretti Secondo l’indagine Coldiretti-Swg la quasi totalità dei cittadini (98%) considera necessario che debba essere sempre indicato in etichetta il luogo di origine della componente agricola contenuta negli alimenti, per colmare una lacuna ancora presente nella legislazione comunitaria e nazionale. "Si tratta di una misura importante per la sicurezza alimentare - spiega l’associazione - con il moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina o l’olio di girasole dall’Ucraina".

L'obbligo di etichetta Il pressing della Coldiretti ha portato all’obbligo di indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, all’arrivo dal primo gennaio 2004 del codice di identificazione per le uova, all’obbligo di indicare in etichetta, a partire dal primo agosto 2004 il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto, dall’obbligo scattato il 7 giugno 2005 di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco, all’etichetta del pollo Made in Italy per effetto dell’influenza aviaria dal 17 ottobre 2005 e all’etichettatura di origine per la passata di pomodoro a partire dal 1 gennaio 2008. "Ma molto resta ancora da fare e per oltre il 50 per cento della spesa - conclude la Coldiretti - l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, coniglio e agnello, per la pasta, le conserve vegetali, ma anche per il latte a lunga conservazione e per i formaggi non a denominazione di origine".

Il ministero: "Massima attenzione" "Massima attenzione da parte degli uffici centrali e periferici ma il rischio è molto modesto". Così il direttore della sicurezza alimentare del ministero del Welfare, Silvio Borrello, sintetizza la situazione ad una prima valutazione dei controlli partiti da ieri sulla carne di maiale irlandese contaminata alla diossina. "Abbiamo avuto la segnalazione di alcune partite di maiale irlandese arrivate in Italia - ha detto - ma stiamo verificando i dati con quelli dei nostri uffici e nel pomeriggio potremo avere qualcosa di certo".

Cia: "Allarmismi infondati" In Italia "non c’è alcun pericolo per i maiali alla diossina". La Confederazione italiana agricoltori sottolinea che "dall’Irlanda le importazioni sono praticamente nulle, mentre i nostri allevamenti sono sicuri e sottoposti a rigidissimi controlli e le produzioni dei produttori italiani sono di qualità e seguono un disciplinare molto rigoroso". Non solo, avverte la Cia, i mangimi che utilizzano i suinicoltori nazionali "sono selezionati e sono verificati quotidianamente da parte delle stesse autorità competenti. I nostri maiali vengono, insomma, analizzati dettagliatamente fin dal primo giorno di nascita e per l’intero periodo di allevamento". Nessun timore, dunque, per le nostre produzioni: "Ogni allarmismo - sottolinea la Cia - appare fuori luogo e può soltanto causare problemi per un settore, quello suinicolo, che viene da una crisi profonda con costi elevatissimi per gli allevatori. I consumatori possono consumare tranquillamente la carne suina nazionale". "Anche quest’ultima vicenda - conclude la Cia - pone l’esigenza dell’estensione dell’indicazione d’origine in etichetta per tutte le produzioni. E questo è uno strumento fondamentale che garantisce sia i consumatori che gli stessi produttori agricoli".

Lo stop giapponese Il Giappone ha sospeso le importazioni di carne di maiale dall’Irlanda dopo la scoperta dei casi di contaminazione da diossina. "Abbiamo deciso di sospendere l’import a semplice titolo precauzionale", ha detto Mitsue Kondo, responsabile per la sicurezza alimentare del ministero della Salute. Possibili provvedimenti analoghi anche per tutti i prodotti provenienti da centri di lavorazione riconducibili alla carne irlandese. Se ci saranno riscontri sulla contaminazione, "avvieremo il ritiro della merce", ha aggiunto. La carne di maiale proveniente dall’Irlanda rappresenta meno dell’1% delle importazioni suine nel Giappone.