Dipendenti, quasi ventimila le vertenze aperte

Crediti e debiti: questo è uno dei problemi cronici della liquidazione degli enti inutili. La legge del 1956 stabiliva di ignorare debiti e crediti di importo inferiore a 500 lire. Oggi la soglia è diventata 103 euro. Ma non è bastato a ridurre i tempi.
Altra fonte di contenziosi legali sono i dipendenti degli enti disciolti. Non perdono il lavoro (sono ricollocati) e ricevono «un’indennità straordinaria pari a tre mensilità», che però non basta a tacitarli. E i ricorsi si sprecano. Scrive la Corte dei conti: «Fintecna stima in 19mila i casi tuttora aperti tra ricongiungimenti previdenziali, trasferimenti di tfr, vertenze e rivendicazioni varie».
Per non parlare degli immobili. Quando arrivano i liquidatori, nel patrimonio degli enti inutili trovano di tutto: appartamenti, posti auto, appezzamenti di terreno in luoghi sperduti. Quanti? Boh. «L’Iged ha comunicato di non essere in grado di precisare il numero di unità immobiliari prese in carico nel corso della sua pluridecennale attività», scrive la Corte. Si sa che le vendite di immobili (in gran parte a trattativa privata) in mezzo secolo hanno fruttato 121,7 milioni di euro. Incassi che non ripagano la fatica di disfarsene: alcune liquidazioni restano bloccate per decenni anche a causa di terreni di piccole dimensioni.