Dipendenti statali e mobilità sindacati sul piede di guerra

Il ministro Nicolais: «La faremo senza di loro». La Cgil minaccia: così salta l’intesa. E Palazzo Chigi è costretto a fare retromarcia

da Roma

Il governo ci crede: la mobilità dei dipendenti pubblici, grazie al memorandum sottoscritto con le organizzazioni sindacali giovedì scorso, potrà essere regolata automaticamente. I sindacati contestano: la Cgil ha addirittura adombrato la possibilità che tutta l’intesa salti. E, come al solito, Palazzo Chigi fa retromarcia.
La storia è semplice da raccontare. L’esecutivo ritiene che l’accordo sulla riorganizzazione delle pubbliche amministrazioni, siglato con Cgil, Cisl e Uil, possa determinare rivoluzioni. Lo ha ribadito ieri il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, in un’intervista al Corriere: la mobilità degli impiegati statali potrà essere decisa unilateralmente. «In caso di riorganizzazione dell’amministrazione - ha detto - verrà fatta secondo criteri stabiliti sì nella contrattazione ma automaticamente, senza bisogno di chiedere il permesso a nessuno».
Secondo Nicolais, con «incentivi adeguati» sarà possibile «trasferire un lavoratore da Bari a Milano». Il Testo unico sul pubblico impiego e lo stesso memorandum del 18 gennaio, però, lasciano alla concertazione con le organizzazioni sindacali ampio spazio di manovra, anche in sede di rinnovo contrattuale. E il governo Prodi sta già facendo i primi passi in questo senso. Secondo quanto si apprende, il Dipartimento amministrazione generale del Tesoro avrebbe affidato alla società di consulenza Accenture lo studio di un piano per ricollocare circa 40mila esuberi del ministero.
La battaglia si preannuncia molto aspra. Lo stesso viceministro dello Sviluppo ed ex leader della Cisl, Sergio D’Antoni, ha voluto «correggere» il ministro Nicolais. «Un atto di autorità in questa direzione - ha spiegato - è un’utopia. Questi processi si fanno con il consenso, nel pubblico come nel privato». La divergenza di vedute tra il ministro diessino e il viceministro della Margherita lascia intravedere le solite smagliature della coalizione.
Anche il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha suggerito al titolare della Funzione pubblica la strada del ravvedimento. «Nicolais non ha detto questo: è un galantuomo e ha confermato tutto il valore della contrattazione», ha dichiarato Bonanni. La Cgil, invece, ha minacciato di far saltare il banco. «Senza il consenso dei sindacati, non c’è più intesa nei fatti - ha rilevato Ferruccio Podda, segretario della Fp-Cgil - perché un conto è la mobilità contrattata, un conto è la mobilità automatica. Spero di aver capito male e che quanto dichiarato non risponda al vero perché non va nella direzione di quanto concordato». Allo stesso modo, Podda ha sollecitato il governo a non imboccare la strada del progetto di legge ispirato da Pietro Ichino per l’istituzione di un’Authority che controlli i dipendenti pubblici. Meglio optare per un osservatorio misto Aran-Cnel. Casualmente si tratta di due istituzioni nelle quali il sindacato ha voce in capitolo.
Il segretario aggiunto della Uil, Paolo Pirani, ha messo l’accento sul tema dei rinnovi. «Credo che sia sbagliato - ha commentato - continuare con una politica di esternazioni. Abbiamo un accordo importante, ora si proceda con i contratti». Per l’Ugl «i diktat sono inaccettabili». E così, nel tardo pomeriggio, il ministro ha messo la retromarcia. «Il titolo del Corriere - ha detto - non corrisponde né ai contenuti dell’intervista né a quelli del protocollo. Criteri e modalità saranno oggetto di contrattazione collettiva».
In ogni caso nell’incontro di questa sera tra il governo e Cgil, Cisl e Uil il tema sarà posto nuovamente in discussione. Insieme alla riforma del sistema previdenziale. Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ieri ha ribadito che «il sistema pensionistico penalizza i giovani». Le tre organizzazioni, però, sono contrarie tanto all’aumento dell’età pensionabile nel 2008 come previsto dalla riforma Maroni quanto alla revisione dei coefficienti di trasformazione. Il ministro delle Politiche europee, Emma Bonino, è tornata all’attacco per porre fine a «questo assurdo privilegio dell’età pensionabile diversa tra uomini e donne nel sistema pubblico». Intanto il ministro del Lavoro Damiano, sta pensando a nuovi stratagemmi per far quadrare i conti Inps: utilizzare l’istituto per garantire versamenti previdenziali anche ai lavoratori atipici.