Un diplomatico era il vero Shakespeare

Shakespeare? Un personaggio di facciata, le cui opere furono in realtà scritte dal diplomatico e nobiluomo sir Henry Neville, discendente da re Edoardo III. Lo affermano Brenda James e William Rubinstein, dell’Università del Galles. Neville non era mai stato finora accostato al grande Bardo. Ma secondo James e Rubinstein il contesto politico e geografico delle commedie e tragedie shakespeariane riflette i viaggi e le esperienze del diplomatico, nato nel 1562 e morto nel 1615 (mentre Shakespeare visse tra il 1564 e il 1616).
I due studiosi (i quali hanno raccolto le scoperte nel libro The Truth Will Out, che verrà presentato tra qualche giorno al Globe Theatre di Londra) hanno seguito gli spostamenti e viaggi di Neville in parallelo con le opere di Shakespeare. Secondo loro, tra il 1599 e il 1600 Neville divenne ambasciatore in Francia e fu allora che nacque l’Enrico V, scritto con parti in francese, una lingua che Shakespeare non conosceva. Neville fu poi coinvolto in una rivolta senza successo guidata dal conte di Essex contro il governo nel 1601, in seguito alla quale fu imprigionato nella Torre di Londra sotto l’accusa di tradimento: questo portò, per James e Rubinstein, a un drastico, improvviso cambiamento di tono nelle opere, che da allora divennero più oscure e pessimiste, da comiche e di argomento storico che erano in precedenza.
La teoria di base del libro è che Shakespeare era una “copertura” per sir Henry, che a causa del suo status di diplomatico non poteva apertamente dedicarsi alla scrittura per il teatro, visto che molte delle sue pièce erano di forte contenuto politico e controverse.