Diplomi ai nuovi dottori. Decleva: «Siete il futuro»

Il rettore della Statale: «Dai noi ottimi ricercatori» Bracco (Assolombarda): «Puntiamo su di loro»

Andrea Indini

Ricerca, formazione e sviluppo imprenditoriale. Su queste basi l’Università degli Studi ha fondato quello che è poi diventato un primato su tutti gli atenei del Paese. «Dobbiamo festeggiare e sancire i frutti più delicati del nostro lavoro, i dottori di ricerca». Con queste parole, il rettore Enrico Decleva ha aperto, ieri pomeriggio, la cerimonia della consegna dei diplomi ai dottori dell’anno 2005.
Una platea di talenti. Anglistica, filosofia del diritto, fisica, matematica, in ordine alfabetico si alza in piedi quello che, con un certo orgoglio, noi tutti dovremmo guardare come il futuro del nostro Paese. L’aula magna risuona di applausi. Qualcuno si commuove. «Sono convinta - afferma Diana Bracco, presidente di Assolombarda, presente alla cerimonia - che voi giovani giochiate un ruolo fondamentale nello sviluppo di questa città e di questa nazione: voi ragazzi ci date speranza nel futuro». Una giornata di festa, ma anche un momento per fare il punto sulla situazione. Trentacinque progetti approvati dalla Comunità Europea, ventisette brevetti depositati e un impegno continuo della ricerca applicata e funzionale alla tecnologia. Tutto parte da qui. «La nostra università è stata spesso bistrattata - spiega Decleva - dagli atenei stranieri. Allora come si spiegherebbe che ogni anno produciamo i migliori ricercatori?». Quindi, un augurio: «che questi nuovi dottori non fuggano all’estero, che gli atenei e lo Stato li tenga stretti e non li perda».
La celebrazione è stata l’occasione per approfondire il tema Il mestiere della ricerca: un impegno per la cultura e per l’innovazione. L’intervento del professor Antonio Gambaro, ordinario di Diritto privato comparato, ha fatto emergere il problema che «troppe sedi sono solo didattiche e non fini alla ricerca». «Il fine non dev’essere soltanto la laurea - critica il professore - ma è necessario favorire una ricerca che porti risultati e produzione». Solo così potrà nascere una «sana competizione» tra università. «Il legame tra didattica e ricerca - conclude Gambaro - è il metodo più sicuro per un sapere critico».
Università, alta formazione e impresa: il network per il futuro dell’Italia. Questo lo slogan inneggiato ieri pomeriggio in via Festa del Perdono e sostenuto anche da Assolombarda. Una sola nota negativa. Un richiamo del rettore alla riforma, da poco approvata e che toglie la categoria dei ricercatori, sostituendola con la carica di «professore aggregato». «Non voglio dare una visione troppo ottimistica - afferma con tono amareggiato -: le difficoltà economiche dell’ateneo sono note e la normativa sullo stato giuridico dei nostri ricercatori è un altro punto dolente». Tuttavia, si dice «propositivo verso il futuro» e deciso «a puntare su questi giovani che sono il prestigio del nostro ateneo».

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