Diporto ancora ostaggio del Fisco

È tempo di bilanci per la nautica nazionale. Oggi cala ufficialmente il sipario sulla stagione 2012-2013. Qualche giorno di pausa, di riflessione e di rendiconti finali. Dal 10 settembre si ricomincia. A discutere di crisi, di nuove strategie per aggredire un mercato sempre più difficile e selettivo, di una ripresa ancora impercettibile. I saloni d'autunno ci racconteranno qualche verità dopo stime e previsioni. Nel giro un mese ne sapremo di più. Aspettando il Nautico di Genova, soprattutto.
Se il 2012 è stato l'anno più nero della nautica, quasi azzerata dall'atteggiamento a dir poco ostile del governo Monti, il 2013 si chiude senza infamia e senza lode, una sorta di anno zero che in ogni caso ha alimentato qualche cauto ottimismo.
«Siamo saliti di uno scalino dopo il ruzzolone - dice Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina Confindustria-Nautica - È chiaro che il mese di agosto non ha mai cambiato la stagione dal punto di vista dei fatturati dei cantieri. In agosto non si vendono barche, in agosto si usano. Ma devo dire che anche quest'anno non è stato facile usare la barca. Su questo concentreremo tutti gli sforzi possibili. Spesso leggo dichiarazioni che non mi piacciono».
Albertoni si riferisce in particolare, ma non solo, alle esternazioni del responsabile del porto turistico di Capri, secondo il quale «occorre trasformare la struttura per ospitare i grandi yacht perché le ultime stagioni hanno dimostrato che l'unico mercato reale è quello delle imbarcazioni sopra i 20 metri...».
«Un errore - replica Albertoni - la grande nautica è una risorsa straordinaria e quindi da non far scappare come è accaduto negli anni scorsi, ma non possiamo accettare questo tipo di minimalizzazione del mercato perché in Italia, Capri compresa, il turismo nautico deve essere aperto anche alle barche di piccole e medie dimensioni. Non esiste che la struttura dei porti turistici italiani venga ridisegnata in funzione di un mercato che, a causa dell'infelice momento, è l'unico che funziona».
Oggi l'Italia deve risolvere diversi problemi che non riguardano solo il comparto nautico.
«Se giri il Mediterraneo - aggiunge Albertoni - in nessun porto paghi il carburante come nei porti italiani: esiste un gap di 0,35-0,40 euro/litro con la Francia, o dello 0,50 con la Croazia. Già questo condiziona la scelta del percorso nautico».
Ma agosto è stato anche il mese delle polemiche sugli alti costi della portualità italiana.
«È vero - ammette il presidente di Ucina - ma bisogna considerare che un buon 15% per cento di quei costi risponde alla voce Iva. Che da noi è al 21%, altrove varia dal 7 a un massimo del 10%. Senza dimenticare che la portualità italiana è giovane, fatta di porti turistici all'avanguardia, realizzati con finanziamenti privati che devono ancora essere ammortizzati. I porti francesi, per quanto belli e famosi, sono quasi tutti pubblici, con qualche decennio di vita alle spalle e quindi con investimenti già ammortizzati».
Ma quanto è difficile andare in barca. Non solo tasse da capogiro nelle acque nostrane, ma anche terrore dei controlli, «uno degli aspetti più negativi- sottolinea Albertoni - Abbiamo proposto e ottenuto il cosiddetto bollino blu, soluzione certamente non definitiva, ma che viene applicata in pochissime zone. Spero entri presto in funzione il sistema di informatizzazione delle immatricolazioni. Annullerebbe di fatto, o quasi, i controlli in mare. Troppe forze di polizia si sovrappongono ancora con il risultato di doppi e talvolta tripli controlli. Sono convinto che nessun governo possa fare peggio dell'esecutivo. Oggi riceviamo segnali più positivi».
Non si sbilancia più di tanto, Albertoni, sul prossimo Salone di Genova. «Sarà un momento di verifica. Dobbiamo cercare delle risposte. Posso solo dire che il salone 2012 non esiste più. Abbiamo raccolto la sfida dell'innovazione e da oggi entriamo nel futuro».