Direttiva Unipol a tutti i dipendenti: bisogna fermare Lega e Berlusconi

Paolo Bracalini

da Milano

Una circolare interna con allegato uno studio di 84 pagine, in 6.400 copie, tante quante sono i dipendenti di Unipol, per invitare i lavoratori a riflettere sui pericoli della riforma costituzionale della Cdl e a mettere la croce sul No al referendum. Circolare firmata dal presidente di Unipol Pierluigi Stefanini, successore dell’ex ad Giovanni Consorte travolto dallo scandalo per la scalata a Bnl.
Il 30 maggio scorso la direzione di Unipol, terzo gruppo assicurativo italiano e società quotata in borsa, invia una comunicazione a tutto il personale. I manager della cooperativa si sono premurati di far comprendere ai lavoratori «le complesse problematiche relative alla riforma costituzionale», «ritenendo di fare cosa gradita, oltre che utile, fornire copia di questo materiale», come scrive l’amministratore delegato Stefanini nella circolare interna. «Questo materiale» è appunto uno studio dal titolo eloquente, «Una riforma da rifare», affidato agli esperti della Fondazione Cesar, emanazione diretta di Unipol che la costituisce nel 1989 come proprio centro studi. Ne è presidente Enea Mazzoli, ex numero uno di Unipol, padre putativo di Giovanni Consorte (fu lui a chiamarlo 15 anni fa) e grande vecchio della finanza cooperativa italiana.
Per elaborare lo studio da distribuire ai dipendenti, l’Unipol ha scelto un esperto non proprio super partes, visto che Jacopo Sce figura nel comitato «Salviamo la Costituzione» per il No al referendum, presieduto dall’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro. Sce non è un costituzionalista, per mestiere si occupa di Pubblica amministrazione ed enti locali. In passato è stato consulente della Commissione di inchiesta su terrorismo e stragi - lavoro da cui ha ricavato materiale per un libro sul caso Moro in cui si denunciano le connivenze delle istituzioni nella strategia della tensione - e poi consulente (da sinistra) della Commissione Mitrokhin. Il suo libello sulla riforma costituzionale commissionato da Unipol è stato presentato a Roma, pochi giorni fa, da Franco Ippolito, il presidente nazionale di Magistratura democratica, la corrente di sinistra dei giudici.
Ma cosa sostiene quel «materiale di analisi e riflessione» (parola di Stefanini) distribuito ai dipendenti Unipol? Arriviamo alle conclusioni, squisitamente politiche, dopo una ottantina di pagine sulla storia e sui nodi della riforma della Cdl. Leggiamo allora che «il senso dell’operazione è univoco». La riforma in realtà è voluta solo dalla Lega e da Silvio Berlusconi, «per ragioni diverse seppur collimanti». Per Bossi la devoluzione contenuta nelle modifiche alla Costituzione «è la famosa bandiera federalista», mentre al leader di Forza Italia interessa solo il rafforzamento del ruolo del premier, «nell’ipotesi evidente di poter mantenere a lungo quella carica».
E non c’è troppo da stupirsi, spiega l’esperto ai dipendenti dell’Unipol, «perché l’una e l’altra sono il portato delle matrici politiche-culturali dei due movimenti: il federalismo (fino alla secessione) e la leadership (fino all’idolatria per se stesso)». Insomma, ai lavoratori viene spiegato che, solo votando No, si potrà evitare il disegno bossiano di una secessione padana e quello berlusconiano di una «leadership idolatra», in sostanza, pare di capire, di una dittatura personalistica. Altrove si parla anche di Forza Italia come «il partito del Capo», con la C maiuscola. Più che «materiale di riflessione», sembra un pamphlet politico. E non ci sarebbe niente di male, se non venisse caldamente suggerito dal presidente ai suoi dipendenti come lettura della buona notte. Dipendenti che invece, per dormire sonni migliori, preferirebbero un rinnovo del contratto, chiesto inutilmente alla «rossa» cooperativa da due anni.