"Direttore, Gianfranco non tradisce". "Spiacente: qualcosa l’ha trasformato"

Egregio direttore, ella è certamente un grande giornalista, che i
lettori apprezzano, tant’è che tutte le sue iniziative editoriali hanno
sempre prodotto risultati positivi. Molte campagne da lei condotte hanno dato uno straordinario contributo ai progetti politici del centrodestra italiano. Ma...

di Amedeo Laboccetta*

Egregio direttore, ella è certamente un grande giornalista, che i lettori apprezzano, tant’è che tutte le sue iniziative editoriali hanno sempre prodotto risultati positivi.
Molte campagne da lei condotte hanno dato uno straordinario contributo ai progetti politici del centrodestra italiano. Ma da qualche tempo ho l'impressione che nei confronti del presidente della Camera vi sia da parte del Giornale una demonizzazione determinata dal fatto che, sicuramente, ella non conosce bene la personalità di Gianfranco Fini.
Conosco Fini, (che ovviamente non è a conoscenza di questa lettera, e non so se la gradirà), sin da giovanissimo. Durante le stagioni del Msi-Dn, e di Alleanza nazionale poi, con Fini, e con tanti autorevoli esponenti della destra politica come Alemanno e Gasparri, solo per citare quelli che hanno con lui condiviso e seguito la straordinaria esperienza del Fronte della gioventù, ci siamo trovati a vivere momenti di scontro che sembravano di non ritorno.
Non condivido quindi la sua tesi che oggi saremmo prossimi al divorzio politico tra Berlusconi e Fini. I due leader si possono ritrovare. Ed ella, in questa vicenda, può svolgere, se lo vuole e se ne è convinto, un grande ruolo.
Però la inviterei a non guardare a Fini come al nemico di Berlusconi. I nemici di Berlusconi sono fuori dal Pdl. Anche se nel Popolo della libertà vi sono alcuni «falchetti» vicini ai due leader, che non vedono di buon occhio un rinnovato accordo.
Fini, mi creda, cerca solo il rispetto. Per la sua storia politica e personale, per lo straordinario itinerario che ha disegnato in questi anni, prima nella costruzione di una Destra moderna ed europea, figlia del nostro tempo, e poi nella costruzione convinta del Pdl. E poiché Fini non è un ingrato, e neanche uno sprovveduto, evidentemente qualcosa sarà accaduto.
Bisogna sempre capire le ragioni degli altri. Berlusconi in queste ore lo sta facendo.
Perché non ci prova anche il direttore del Giornale, accelerando così il chiarimento che gli italiani aspettano? Fini non è uno che tradisce, che trama nell’ombra, che complotta, che inciucia, che ha una volontà ribaltonista.
Nel dna di chi viene da Destra tutto ciò non ha cittadinanza.
Lavoriamo affinché si ristabilisca la verità e la serenità del confronto che deve esserci sempre tra alleati e amici.
Sono convinto, direttore, che i suoi lettori e tutti i nostri elettori gliene saranno grati.
*Parlamentare Pdl

Caro onorevole, anzitutto la ringrazio per i toni gentili, signorili della sua lettera. Le sembrerà strano ma condivido molte delle sue argomentazioni e non esiterei a farle mie.
Non bene quanto lei, ma anch’io conosco da vent’anni Gianfranco Fini e ho avuto modo in varie circostanze di elogiarne la politica. Merito suo (e di Tatarella) se il Msi uscì dalle catacombe per entrare a pieno titolo nel cosiddetto arco costituzionale. So che Fini, nonostante quanto se ne dica, non è mai stato fascista. È un radicale di destra. E per me non è stato difficile fino a un certo punto stare dalla sua parte, per esempio sul testamento biologico, sul voto amministrativo agli immigrati in regola con la fedina penale, col lavoro e il domicilio. Sono stato dalla sua parte anche sul giudizio negativo relativo alle leggi razziali (un male assoluto).
Tutto ciò non lo dico da oggi, ma da sempre, e Fini lo sa. Ma negli ultimi tempi non sono riuscito a seguirlo. Non ha convinto me né il centrodestra. Il giorno in cui Berlusconi fece il discorso del predellino a Milano, Gianfranco irritato commentò: siamo alle comiche finali. Dopo un po’ - settimane - entrò trionfalmente nel Pdl. Grazie ai voti del Popolo della libertà, divenne presidente della Camera; e per qualche mese apparve soddisfatto. Poi si rende conto che ricoprendo un ruolo istituzionale non conta molto politicamente e allora comincia ad assumere atteggiamenti e posizioni eccentriche rispetto alla coalizione di governo.
Si «fidanza» con la sinistra, che lo applaude ogni due per tre, e lui ne gode. Accusa il premier di cesarismo, proprio lui che in An non è mai stato neppure eletto capo ma acclamato; proprio lui che la democrazia interna non l’ha mai praticata. Insomma, nella testa di Fini è successo qualcosa che ha trasformato l’uomo e lo ha reso distante dal partito cui appartiene. Intendiamoci. Molte sue idee sono da sposare, in astratto. In pratica non è questo il momento nemmeno di discuterle. Si vedrà più avanti.
Ora viviamo in una situazione di emergenza e il centrodestra ha bisogno di essere unito per agire senza tentennamenti a costo di adottare mezzi e sistemi eccezionali. E avere un Fini che invece rema contro non è più una risorsa per il Pdl ma un problema. Da risolvere in fretta.

VF