Il direttore non prova a difendersi: «Qui neanche un sasso è a norma»

Il manager che guida la struttura ricorda: «Un anno fa ho denunciato questa situazione»

da Roma

Non ci prova neppure a difendere il suo ospedale. Del resto - ricorda ai giornalisti convocati dopo il clamore suscitato dall’inchiesta dell’Espresso - era stato lui stesso, un anno e mezzo fa, quando prese in mano la direzione generale del Policlinico Umberto I a dire, fotografie alla mano, che la situazione della struttura era disastrosa. Da allora poco o nulla è cambiato. Ubaldo Montaguti neppure questa volta usa giri di parole: «Al Policlinico non è a norma un solo sasso». E, al momento, poco si può fare per cambiare le cose: «La situazione è irrisolvibile». Racconta addirittura di quando lui stesso mostrò a quelli di Striscia la notizia una parete da cui colavano feci.
Il manager dice anche che i Nas non hanno trovato nulla che possa essere addebitato alla direzione generale e ai direttori di dipartimento. «Se arrivasse un avviso di garanzia - dice - sarei il primo a proporre di chiudere la struttura. Ma le considerazioni dell’autorità giudiziaria verranno fatte in base a osservazioni tecniche che mostreranno la nostra impossibilità di intervenire sulla struttura». Il fatto è che il terreno su cui sorge l’Umberto I è di proprietà del demanio «per cui a noi non è riconosciuta la possibilità di fare interventi strutturali». Impossibile in queste condizioni aumentare i posti letto o pensare di eliminare i 2.600 metri di tunnel difficili da mantenere puliti e dove i pazienti purtroppo sono costretti a passare. Per mettere a posto le cose, ammette Montaguti, servono almeno dieci anni: «È stato avviato il progetto di ristrutturazione, bisogna sbloccare risorse inutilizzate da sei anni e capire come aggredire i problemi». Sul fronte del personale il manager ritiene sia meglio puntare «sull’educazione» piuttosto che su punizioni esemplari. «Nei mesi scorsi - afferma - sono stati avviati corsi per i caposala dei reparti affinché controllassero l’operato dei colleghi e lo stato di pulizia dei reparti». Reparti che non sarebbero sporchi come si potrebbe credere. Idem per le sale operatorie. E la prova, dice Montaguti, starebbe nel numero delle infezioni registrate al Policlinico, «inferiore sia alla media nazionale che a quella internazionale». C’è poi il problema del fumo, di difficile soluzione, per il quale si sta pensando di attrezzare aree destinate a chi non può fare a meno della sigaretta sul posto di lavoro.
Le spiegazioni del direttore generale non convincono Bruno Prestagiovanni, vicepresidente del Consiglio regionale di An, che chiede le dimissioni del manager. Domenico Gramazio, capogruppo di An in commissione Sanità del Senato, suggerisce invece di commissariare il Policlinico. Per Ignazio Marino, chirurgo e presidente della Commissione Sanità del Senato, le soluzioni al degrado dell’Umberto I sono due: «Raderlo al suolo e ricostruirlo secondo criteri moderni oppure consegnarlo ai Beni culturali e destinarlo ad altri scopi».