Il dirigente Coop: hanno tradito la nostra fiducia

Gian Maria De Francesco

da Roma

La contestazione dei 50 milioni di euro versati da Emilio Gnutti ai plenipotenziari di Unipol, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, rappresenta un vulnus per l’intero sistema cooperativo perché mette in discussione il rapporto di fiducia tra soci e Coop. Il segretario generale della Legacoop di Reggio Emilia, Mauro Degola, non usa perifrasi per stigmatizzare il comportamento dei vertici della compagnia assicurativa e per sottolineare come il partito dei Ds non rappresenti più il loro mondo. La critica al sistema di governo delle cooperative non ammette repliche perché proviene da uno dei loro pilastri, quello reggiano, che rappresenta un giro d’affari di 5,7 miliardi di euro e oltre 570mila soci.
Segretario Degola, cosa non ha funzionato nel rapporto tra Cooperative, Unipol e management?
«Si è creata una separatezza fra associati e rappresentanti. Il modello di governance da seguire è quello della rappresentanza diretta. Alla luce dei fatti recenti se fossero già stati adottati strumenti adeguati, la situazione sarebbe diversa».
E voi come vi ponete?
«Noi di Reggio Emilia, centro del sistema delle Coop, abbiamo letto questa operazione come un progetto industriale e non finanziario. Le Cooperative hanno il diritto di fare queste operazioni se ne hanno i mezzi. Ora, dopo le dimissioni di Fazio, si vuole dimostrare che l’Opa di Unipol su Bnl è collegata a quella della Popolare Italiana su Antonveneta. Questo, tuttavia, rimane un teorema».
Qual è allora il problema?
«I massimi dirigenti di Unipol avevano non solo la fiducia della Legacoop, ma anche della Cna, della Confcooperative e dei sindacati. Questo rapporto fiduciario è stato messo in discussione da operazioni che si configurerebbero come di arricchimento personale e che non possono coesistere con le finalità sociali della cooperazione».
Bisogna abbandonare tutto quanto, quindi?
«Il progetto mantiene la sua validità e non è legato a delle persone ben precise. Sarà il mercato a decidere».
Bisogna, tuttavia, ricordare che parte dello stesso mondo cooperativo sta prendendo le distanze da Unipol.
«C’è un equivoco di fondo. È sbagliato affermare che “le cooperative hanno delle banche amiche”. Le Coop devono necessariamente avere rapporti con tante banche. A partire dal Credito Cooperativo, che svolge un ruolo primario per le economie locali, passando per le Popolari per arrivare alle grandi banche che offrono servizi finanziari specializzati. Non c’è l’assoluta necessità di focalizzarsi su Bnl».
Resta il fatto che, a livello politico, si sta mettendo in discussione anche l’asse privilegiato tra i Ds e il mondo della cooperazione.
«La svolta nei rapporti politici è già nei fatti. Da presidente della Legacoop di Reggio Emilia ho più volte espresso dissenso dalle posizioni dei Ds. Non avverto più da molto tempo questo legame privilegiato con la sinistra. Anche perché bisogna ricordare che la cooperazione è riformista per natura e non ha un segno politico».
Ma se si scoprisse che i 50 milioni di euro versati da Emilio Gnutti non rappresentavano un onorario?
«A questo punto ci colpisce maggiormente la creazione di presumibili guadagni personali. Di queste azioni Consorte e Sacchetti hanno responsabilità individuali perché non erano note agli organi di Unipol anche se i fatti non hanno rilevanza penale. È un vulnus per il socio delle Cooperative che scopre questi meccanismi e potrebbe perdere fiducia nell’intero sistema».