"Per dirigere i miei film devo saltare la scuola, ma papà mi chiama genio"

L’indiano Kishan Shrikanth a 11 anni ha già recitato in 25 pellicole, ora debutta come regista: "Amo tenere la troupe sotto controllo, ma spero che mi voglia Benigni"

Giffoni - «Scusate, posso riposarmi dieci minuti in albergo?». Kishan Shrikanth è stanco. Sono le due del pomeriggio e da tre ore non fa altro che rispondere alle domande dei giornalisti e dei mille giurati del Giffoni film festival. Gli organizzatori lo accompagnano in un hotel poco distante dalla rassegna. Per rifiatare. Comprensibile. Ancora più comprensibile se il cineasta in questione ha soli undici anni. Si, avete letto bene: undici anni. Viene dall'India e con Care of Footpath, la storia vera di un bambino di sette anni, orfano di genitori e poverissimo, ma con tanta voglia di studiare, ha appena esordito alla regia, irrompendo nel guinness, come il più giovane regista al mondo.

Adesso però non pensate di trovarvi di fronte ad un ragazzino che gioca con la macchina da presa. Il piccolo Kishan, infatti, con la macchina da presa fa sul serio. La maneggia con destrezza, come maneggia l'inglese, parlato in maniera fluida. È un talento naturale, insomma. Un mostro di bravura. Dirige come un adulto, risponde alle nostre domande con la sicurezza che nemmeno Spielberg... Se non fosse per quella faccia da scugnizzo indiano, per il suo completo tutto bianco molto di moda tra i teen agers, gli daresti tranquillamente quarant'anni.

Prima di esordire alla regia hai interpretato 500 episodi tv e 25 film, il primo dei quali a 4 anni. Ti piace più dirigere o recitare?
«Adesso che l'ho provato posso dirlo: amo dirigere. È vero, hai più responsabilità, in questo modo. Ma tenere la troupe sotto controllo dà grosse soddisfazioni. Semmai per il mio esordio alla regia avrei dovuto evitare di vestire anche i panni dell'attore. Fare l'una e l'altra cosa è stato davvero faticoso».

Come è nata l'idea di questo film, in concorso nella sede più adatta, il festival per ragazzi di Giffoni Valle Piana?
«Girando per Bangalore ero rimasto colpito da tutti quei bambini che vengono affittati per 50 rupie, una cifra irrisoria, e messi a vendere giornali o chiedere l'elemosina dal racket dei mendicanti. Da uno di questi bambini mi sono fatto raccontare la sua storia e ho scritto primo il soggetto, poi la sceneggiatura. Quindi, dietro consiglio di mio padre produttore, che mi segue dappertutto, ho preso coraggio e ho deciso di realizzarlo io stesso, con un milione di euro. Adesso gli do ragione. Un film diretto da un bambino su una storia di bambini, ha una sensibilità diversa da quella dei grandi che raccontano storie sull'infanzia. Solo uno di noi, infatti, può entrare realmente in quel mondo».

Ma come hai imparato a dirigere?
«Io sono un ragazzino molto curioso. Quando facevo l'attore guardavo tutti i movimenti dei registi, chiedevo tutti i particolari tecnici».

Perché hai voluto raccontare proprio una storia di bambini?
«Perché la situazione dei piccoli nati poveri, in India, è davvero drammatica. Ho voluto testimoniarla, rendere omaggio a questi coetanei sfortunati. I miei genitori ripetono sempre che se fai una buona azione poi Dio te la restituisce».

Ti sei ispirato a qualche regista famoso?
«No, ma mi piacciono molto i film di Steven Spielberg, a cominciare da Schindler's List. Gli attori che preferisco sono invece Angelina Jolie e Keanu Reaves».

E' vero che ti piacerebbe essere diretto da Roberto Benigni?
«Sì. Lo scriva, mi raccomando. Così lo verrà a sapere e chissà che non mi chiami per il suo prossimo film. La vita è bella mi ha commosso tantissimo. Mi ha insegnato che nella vita bisogna tenere duro e che per trovare la felicità bisogna attraversare mille difficoltà».

Ma quando lavori come fai con la scuola?
«Non ci vado. Poi recupero con le lezioni private, mi faccio aiutare dagli insegnanti, dai compagni di classe. Nonostante ciò non ho ancora perso un anno e tra poco frequenterò la seconda media».

Hai già altri progetti da regista?
«Dovrei iniziare presto un film pieno di effetti speciali, una coproduzione indo-canadese. Sono un appassionato di computer grafica, di tecnologie ad alta definizione. Papà dice addirittura che sono un genio».