Diritti televisivi, come cambiare il sistema

Riccardo Re

Una nuova legge che abbraccia quelle riforme sui diritti televisivi chieste dal presidente Riccardo Garrone. Un’iniziativa che si inserisce all’interno di un più esteso progetto della rifondazione del calcio. Questo è ciò che il diessino Graziano Mazzarello intende fare con il nuovo disegno di legge già presentato in Senato. Una proposta che prevede la negoziazione collettiva dei diritti di trasmissione televisiva dei campionati di calcio di A e di B. Non sarebbero dunque più le singole squadre a contrattare su se stesse con il facile rischio di far trovare alcuni club su posizioni squilibrate di dominanza ma vi sarebbe un sistema più articolato. A contrattare sarebbe la Lega, a controllare il Coni, in quanto dai diritti sul calcio dovrebbero trovare giovamento anche gli altri sport, mentre le risorse andrebbero suddivise equamente al 50% tra le varie squadre e al restante 50% a seconda delle logiche del mercato. Un disegno di legge dunque che raccoglierà molti altri firmatari e che accoglie i suggerimenti della commissione di indagine della Camera della scorsa legislatura. Mazzarello assicura «che farà in modo che questa legge sia tra le priorità del nuovo governo in modo tale che tutto sia pronto per il campionato 2008/2009 ».
Ma come dice il diessino «è solo un primo passo: prima dobbiamo aspettare una pulizia generale e poi intervenire anche su altri aspetti strutturali». Le idee sono tante da quelle di abbassare gli stipendi a calciatori e i biglietti per le partite, a un nuovo utilizzo degli stadi in modo tale che i club si garantiscano le entrate utili a pagare un servizio di sicurezza che non dovrebbe più essere pubblico. Nell’immediato invece, aggiunge Mazzarello «serve una pulizia ai vertici della Federazione ed è necessario che le dimissioni di Carraro non siano provvisorie ma definitive».
Per curare il calcio malato si è gia attivato anche il senatore di Forza Italia, Luigi Grillo con un disegno di legge per l’istituzione di una commissione di inchiesta «che dovrà indagare a 360 gradi sulla “industria del calcio”» . Senatori liguri al lavoro dunque per far sì che i problemi dello sport più amato d’Italia non vadano a scaricarsi, moralmente ed economicamente, direttamente sui cittadini.