Diritti tv: Borrelli vuole tirare in ballo il Milan

In sintonia con Rossi punta alla riforma delle risorse televisive

Gian Piero Scevola

Francesco Saverio Borrelli non demorde, non riesce proprio a stare tranquillo e, conclusa la sua prima indagine da 007 della Federcalcio, si è subito buttato su un altro filone. Ha incassato però una prima sconfitta perché nelle 193 pagine fornite al Procuratore federale Palazzi, il Milan, e in particolare Adriano Galliani, erano stati pesantemente chiamati in causa. Ma poi Palazzi, sorprendendo Borrelli, ha attenuato le responsabilità dei rossoneri, negando il patto «scellerato» Juve-Milan e togliendo dagli impacci Galliani (per lui solo violazione dell’articolo 1) e la stessa società. Per la quale non esiste la responsabilità diretta, ma solo oggettiva, per il comportamento del dirigente Leonardo Meani.
Borrelli non ha digerito questa «correzione» del procuratore, l’ha anche fatto sapere a Palazzi e, adesso cerca di tirare nuovamente in ballo la società rossonera che, uscita dal portone principale (la «cupola» del calcio) lui vuol far rientrare dalla finestra dei «Diritti televisivi». Nella sua relazione conclusiva si legge infatti: «In particolar modo, l’attenzione dovrà essere posta (e l’Ufficio si riserva di occuparsene subito dopo il termine di questa prima fase indagativa) prioritariamente sulle tematiche della ripartizione dei diritti televisivi, delle procedure di iscrizione ai campionati, del mercato dei calciatori (con tutti gli annessi profili)». Un’autentica dichiarazione di guerra, quella di Borrelli, all’intero sistema calcio. E proprio nei giorni scorsi l’ex procuratore di Mani pulite era piombato al mercato del calcio a Milano, pizzicando la Gea che operava fuori dai contesti regolamentari. Il primo segnale di quanto intende fare in futuro. E ora arriva anche il secondo: l’apertura a tutto campo della verifica dei diritti tv e, subito dopo, lo spulcio delle regole dei ripescaggi per la serie A, deliberati dal Consiglio federale lo scorso 15 febbraio.
E su questi ci sarà tanto da discutere, anche perché il Commissario Guido Rossi è convinto della necessità di cambiare il format dei campionati, con una serie A a 18 squadre e la B strutturata su due gironi. Domani intanto Borrelli si troverà a Roma con i suoi vice D’Andrea e Falcicchia per l’apertura della seconda inchiesta relativa ai club che non parteciperanno alle coppe europee. Si tratta di Arezzo e Salernitana (interrogate domani); Empoli, Cagliari e Messina (martedì); Reggina, Siena e Torres successivamente. Ma è sui diritti tv che si gioca il futuro del calcio italiano, perché Borrelli è intenzionato a ritenere l’asse Juventus-Milan come la cupola che ha gestito in tutti questi anni la spartizione dell’oltre mezzo miliardo di euro tra serie A e B. Le indagini intendono far sì che l’intero sistema calcistico televisivo venga azzerato e risolto il groviglio che coinvolge i club e la Lega, finora presieduta da Galliani, ritenuto (con Giraudo) il regista occulto delle divisioni economiche che hanno portato tanti milioni a Juventus, Milan e Inter e tante proteste da parte delle piccole società (con la Fiorentina dei Della Valle che è rimasta a bocca asciutta). Anche perché, dopo le dimissioni in Lega di Galliani, è difficile prevedere se i contratti in corso con le tv potranno essere rispettati o ridiscussi o addirittura annullati. Soprattutto le contrattazioni in B sono tutte da rifare in base alla partecipazione di altri grossi bacini d’utenza (eventuali retrocessioni) e dopo l’arrivo di Napoli e Genoa. Rossi vorrebbe tornare alla vendita collettiva dei diritti (mentre ovviamente i club prediligono la contrattazione soggettiva) e Borrelli sta andando proprio in questa direzione. S’è fatto sentire anche l’ex patron del Bologna, Giuseppe Gazzoni Frascara: «È giusto che Borrelli indaghi sulle iscrizioni e sui diritti tv, perché negli anni scorsi di illeciti amministrativi ne sono stati commessi in abbondanza, con Carraro che faceva terrorismo patrimoniale».