Diritti umani in Cina? Solo con la denuncia non ce la possiamo fare

Caro Direttore,
ieri sera sono stato ad una conferenza sui diritti umani in Cina organizzata dalla Loagal Research Foundation Italia, e sono rimasto agghiacciato nell'ascoltare i racconti (peraltro documentatissimi) relativi ai Laogai, sigla ricavata da «laodong gaizao dui» che significa «riforma attraverso il lavoro». Inaugurati da Mao Zedong nel 1950, oggi ce ne sono 1.045 e hanno un duplice scopo: perpetuare la macchina dell'intimidazione e del terrore, con il lavaggio del cervello per gli oppositori politici e fornire una inesauribile forza di lavoro a costo zero. Perché le scrivo queste poche righe? Il motivo, almeno per me, è molto semplice: prima e durante le Olimpiadi tutti, o quasi, i mass media hanno parlato dei diritti umani in Cina e dello scandalo Tibet, ora più nulla. Evidentemente il «dio denaro» una volta di più ha avuto battaglia vinta. Non crede che un campagna ben informata sul Giornale potrebbe servire a smuovere qualcosa, almeno le coscienze di chi legge? Leggo il Giornale dal primo numero, da quando per intenderci, in certi ambienti bisognava stare attenti a non mettersi troppo in vista. Da allora non mi ha quasi mai deluso. Vorrei non esserlo proprio questa volta e su questo argomento.

Sulla Cina abbiamo dato e daremo. Non ci siamo mai tirati indietro. Il nostro Filippo Facci ha scritto alcune delle pagine più critiche contro le violazioni dei diritti umani e nel suo appunto in prima pagina non perde occasione di punzecchiare tutti i cedimenti nei confronti del regime. Abbiamo mandato (unico giornale italiano) i nostri inviati in Tibet: Stenio Solinas e Luciano Gulli hanno scritto un reportage esemplare da lassù. Non credo, dunque, che sulla Cina possiamo deluderla. Tuttavia, nel ringraziarla per la sua lunga amicizia, una piccola delusione gliela devo dare. Sappiamo che le campagne del «Giornale» hanno smosso e continuano a smuovere molte cose. E sappiamo pure che viviamo epoche esagerate, in cui a volte sembra che con l’effetto mediatico tutto sia possibile. Forse è così. Ma bisogna avere coscienza dei propri limiti. Sulla Cina temo che non ce la possiamo fare.