Diritti umani, e ogni volta è profanazione

Caro Granzotto, la Repubblica pubblica una grande fotografia di una prostituta stesa sul pavimento di una cella. E scrive che è una vergogna trattare così le prostitute, che si calpestano i diritti umani, che la polizia è sempre violenta e tendenzialmente assassina, vedi G8 di Genova. Nell’articolo si precisa che quella prostituta nigeriana «ha reagito all’arrivo della pattuglia con pugni, calci, morsi, spaccando quello che poteva dentro la macchina di servizio», però i cattivi sono i poliziotti che non le hanno impedito di sdraiarsi per terra. Dove andremo a finire?


E oggi ci concedono il bis, caro Soldini. La Repubblica con un’altra paginata dove registra il montare dell’indignazione per i diritti umani calpestati. L’Unità, che figuriamoci se si lasciava scappare un boccone così succulento, affidando a Lidia Ravera una lagna di piagnisteo sul «sacco di carne buttata sul triste pavimento» (chissà poi perché un pavimento dovrebbe essere allegro). Però, guardando la fotografia davvero non si capisce il motivo dell’esplosione del furioso sdegno democratico. Se invece di sdraiarsi sul pavimento la battona nigeriana si fosse seduta con la schiena al muro niente più calpestio dei diritti umani? I quali vengono profanati solo se ci si mette in posizione orizzontale? Dovevano gli agenti di custodia sollevarla di peso, deporla su un letto e magari rimboccarle le coperte? O sarebbe bastata una sedia per rispettare i diritti umani? Ma le celle sono fornite di sedie e se la battona nigeriana preferì sdraiarsi sul pavimento saranno pure fatti suoi. Forse si usa così nelle stazioni di polizia di Makurdi o di Oshogbo. La battona nigeriana, oltre tutto, con quel caratterino che si ritrova è da prendere colle molle. Al momento della retata fece il diavolo a quattro, opponendo viva e selvaggia resistenza alle forze dell’ordine, faccenda che se ricordo bene costituisce reato. Va bene che secondo Ravera ha reagito così «perché giovane, perché straniera» e dunque i poliziotti avrebbero dovuto «vergognarsi e chiedere scusa» invece di fermarla, ma una volta fatto, meglio lasciarla in pace. E se le andava di sdraiarsi sul pavimento, si accomodasse pure.
Che la postura della battona nigeriana non fosse sufficiente per orchestrare un cancan sulle violazioni dei diritti umani l’ha capito anche Ravera la quale dopo qualche riga di convenienza sposta il tiro sull’accanimento di questa nostra infame società sugli «ultimi». Che comprendono, fra gli altri, i vuccumprà e le battone. Dice Ravera che è tutta una guerra contro ’sti ultimi, contro i poveri. E dicendolo se ne esce con una di quelle considerazioni che maturano dopo una prolungata esposizione al solleone: sulle strade «non si può offrire sesso a pagamento. Prostituirsi per strada fa disordine. Meglio offrire via telefono cellulare la stessa merce a qualche cliente di qualità, per i buoni uffici di qualche lenone abusivo, se ne trovano tanti, nei retrobottega della politica e della televisione». La qual cosa vuol significare che il governo, infame e fascista, proibendo la prostituzione sulla pubblica via favorisce i ricchi («clienti di qualità») penalizzando i poveri (per i quali il marciapiede è un po’ il discount del sesso). E che ci sono dei lenoni «abusivi» (ricchi, essendo stanziati nel retrobottega della politica e della tivù) che fanno concorrenza ai lenoni legittimi (poveri, bisognosi). Stupefacente, no, caro Soldini? Che i «sinceri democratici» alla Lidia Ravera militassero dalla parte delle battone si sapeva. Ma che difendessero anche i diritti (umani?) dei magnaccia, questa è una novità. Della quale, ad ogni buon conto, prendiamo atto.