IL DIRITTO ALLA CIVILTÀ

Ora, non è che vogliamo prenderci i meriti del dialogo fra Berlusconi e Veltroni. Sono megalomane sì, ma non fino a questo punto. E, soprattutto, il Cav. non gradirebbe che qualcuno vantasse diritti di primogenitura: ci tiene al copyright delle sue idee.
Però, certo, mi fa estremamente piacere che i leader dei due maggiori partiti italiani abbiano iniziato a parlarsi. E, per di più, senza alcuna ombra di inciuci o di loschi traffichi, ma sull’abc della democrazia: le regole. So benissimo che ci sono mille problemi più importanti e più sentiti della legge elettorale. Ma so anche che - in assenza di una legge che permetta di governare questo Paese senza essere in mano a un singolo parlamentare (e il sistema tedesco o spagnolo andrebbe in questa direzione) - non si risolve nessuno dei mille problemi più importanti e più sentiti. E quindi ben venga il dialogo fra Berlusconi e Veltroni.
Soprattutto, ben venga che non ci siano più due coalizioni in cui il maggior argomento è, da un lato, quello di criminalizzare il capo della coalizione opposta, senza niente in comune fra gli alleati che l’odio nei confronti del leader avversario. E, dall’altro, quello di dire che i comunisti mangiano i bambini. In Italia, ad esempio, hanno tutti i difetti possibili immaginabili. Ma, bene abituati come sono, quello della raffinatezza dei gusti gastronomici, proprio no.
Insomma, il dialogo è sacrosanto. Anche se è chiaro che i moderati italiani e gli ex inquilini dell’ex Casa delle libertà devono smettere di litigare e devono tornare insieme. Lo chiede il loro popolo della libertà. Con o senza la maiuscola o le virgolette.
Soprattutto, penso che nessuno sano di mente possa pensare che Berlusconi sia diventato comunista, che la dizione «Popolo delle libertà» sia un retaggio di Bandiera rossa e che la foto del leader azzurro con il pugno chiuso sui manifesti sia un incitamento alla presa del Palazzo d’inverno. Se scherziamo, va bene tutto. Se facciamo sul serio, dobbiamo ricordarci ogni giorno che Berlusconi è il signore che nel 1994, quando non ci credeva nessuno, fermò l’ingresso dei comunisti veri, quelli di Occhetto, al governo del Paese, dove sarebbero rimasti per decenni.
L’altro giorno su Repubblica un giornalista che pure stimo, Sebastiano Messina, ha scritto una cosa agghiacciante, a proposito del nuovo clima e che suonava pressappoco così: «Berlusconi e Veltroni si parlano. E, purtroppo è vero». Io penso l’esatto opposto. E cioè che, purtroppo, è vero che c’è tanta gente che ragiona così.
Noi, da queste colonne, abbiamo l’orgoglio di non averlo mai fatto. Di aver dato a persone, idee, fatti - anche di sinistra - una valutazione sulla base del loro valore. E non della loro appartenenza. A volte, per farlo, ci siamo scontrati anche con qualche lettore, con cui peraltro ci siamo presto capiti. Si chiama libertà. E ringraziamo ogni giorno il nostro direttore Mario Giordano e il nostro editore, persino se si chiama Berlusconi, per regalarcela sempre. Credeteci, è merce rara.