Il diritto alla maternità vale più di quello all’aborto

Continua a proposito della manifestazione delle donne «Usciamo dal silenzio» l’equivoco pasoliniano e marcusiano in base al quale le grandi rivoluzioni socialiste (specie il ’68) - quella sessuale compresa - di questo secolo non fanno che risolversi in una rivitalizzazione e ammodernamento di capitale e società opulenta. È mai possibile che coloro che erano in piazza del Duomo l’altro giorno per la 194 ancora non si siano resi conto che il diritto d’aborto è già garantito; è semmai il diritto alla maternità che non è più garantito: tanti italiani con il lavoro precario, coppie che non possono permettersi una casa, extracomunitarie e perfino giovani e giovanissimi... non possono permettersi il «fuori programma» di un figlio! E se non si è consapevoli di questo diritto alla maternità, ma solo quello di aborto, vuol dire che non si vuol vedere la realtà e soprattutto non si vuole andare incontro ai veri bisogni della gente. Vuol dire che si è ciechi: accecati da preti, papi e ruini vari si vedono solo tiranni senza accorgersi che lo si è diventati a propria volta! Non lottare per il diritto alla maternità e quindi per la 194 laddove si parla di prevenzione vuol dire che non si fa solo della gran strumentalizzazione ma si alimenta ciò che Pasolini Marx e Marcuse denuciavano: tutto è mercificato!