Un diritto parlare di politica

Il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, scrive: &quot;E' un mio diritto, e un mio dovere, parlare di politica&quot;. La replica del direttore editoriale del <em>Giornale</em>: &quot;Ma hai l'obbligo di una scelta di campo. Alla fine devi dire da che parte stai&quot;

di Luca Cordero di Montezemolo

Caro Vittorio,
ho letto il tuo editoriale di ieri, efficace e affilato come sempre. Dal circuito di Valencia, dove si tengono le finali mondiali del campionato Ferrari challenge, ritengo necessario chiarire alcuni punti (cercando magari di non... finire fuori pista, come suggerisce il tuo titolo). Riguardo alla mia presenza nel dibattito pubblico, ho sempre rivendicato il diritto, e anche il dovere, di intervenire. Lavoro da tutta la vita in Italia, dove investo il mio denaro, pago le tasse: davvero non capisco perché dovrei accettare il diktat di quanti vorrebbero riservare gli argomenti di interesse generale a coloro che della politica hanno fatto un mestiere. Mi limito dunque a rivendicare, direttamente e tramite l’associazione che ho contribuito a creare insieme a tante persone animate da spirito civico, il diritto di parola e di proposta: niente di più e niente di meno. Mi farà piacere inviarti le tante proposte che abbiamo messo a punto nell’ultimo anno su un fronte che va dalla scuola alla sanità, dalla mobilità sociale al lavoro e al fisco e rispetto alle quali la politica si è ben guardata dall’entrare nel merito, preferendo invece spostare la questione su un mio eventuale ingresso nell’agone, come se unicamente da ciò potesse eventualmente derivare la mia legittimazione a dare un contributo. È una visione che ritengo miope e che comunque non intendo accettare.

Tutto ciò premesso ed entrando nel merito, tante volte abbiamo dato atto a questo esecutivo di aver fatto cose positive. Così come abbiamo detto con chiarezza che, a nostro avviso, la rivoluzione liberale promessa da Berlusconi nel ’94 è rimasta in gran parte lettera morta. Sarà poi colpa dell’11 settembre, di alleati riottosi, della magistratura, della Cina, dei giornali o di chi altri vuoi tu, ma il dato di fatto resta. Ed è proprio con i fatti e i risultati che gli uomini di governo dovrebbero misurarsi, tanto più quando sono anche imprenditori.

Venendo alle polemiche di questi giorni, la mia posizione (così come quella di Italia Futura) è chiarissima. Ho sempre detto che le elezioni sarebbero una sciagura per il Paese. Ho auspicato che questo governo possa esaurire il suo mandato, per poi essere giudicato dagli elettori. Mi sono pronunciato inequivocabilmente contro qualunque soluzione basata su alchimie da Prima Repubblica. E dunque, pur ben comprendendo il nervosismo del momento, non capisco davvero come mi si possa accusare di voler favorire ribaltoni o altre operazioni di varia ingegneria politica.

Quanto infine all’ipotesi di una lista civica nazionale, l’altro giorno, durante un incontro con un gruppo di studenti, una ragazza ha chiesto come si potrebbe rinnovare davvero la classe politica. Ho risposto spiegando che una soluzione potrebbe essere appunto una lista civica nazionale, capace di avvicinare alla politica larghi settori della società civile e tanti giovani che con un impegno diretto potrebbero finalmente avere voce in capitolo nel loro futuro. Continua a sfuggirmi cosa questo possa avere a che fare con l’ultimo governo Prodi (da te citato), la cui maggioranza io per primo ho definito tra le peggiori della storia repubblicana.

Caro Vittorio, sono sempre stato coerente con quanto dichiarato circa il mio ingresso in politica. Ho continuato a svolgere il mio impegno di cittadino e di imprenditore, che mi appassiona e che mi vedrà coinvolto sempre di più nei prossimi anni. Se un giorno decidessi di entrare in politica, stanne certo, lo farei a viso aperto. Con la serenità e la sicurezza che mi deriva dall’aver guidato per larga parte della mia vita un’azienda emblema dell’idea di competizione, di sfida e di concorrenza. Ma soprattutto lo farei confrontandomi con le elezioni. Proprio perché, caro Vittorio, condivido in pieno il tuo convincimento: in una democrazia le urne sono l’unico momento capace di legittimare la nascita di una vera leadership.

Spero di vederti presto, nell’attesa (non lunga) ti abbraccio con affetto
Luca Cordero di Montezemolo

La replica di Vittorio Feltri