Diritto di veto se il candidato è imposto

Nando Dalla Chiesa*

Caro direttore,

giovedì Salvatore Scarpino ci ha dato una lezione di giornalismo super partes dolendosi che dall’uovo del centrosinistra milanese tardi a nascere il candidato sindaco. Troppi veti, ha lamentato. E tanti cecchini di mezzo, dei quali il sottoscritto sarebbe l’esemplare più attivo. «Cecchino», è ovvio, non è un complimento, anche se usato in senso politico. Devo quindi ricordare che per quanto riguarda il professor Veronesi, non ho mai espresso veti. Ne ho sempre riconosciuto il prestigio e i meriti, invitando però a comparare la sua con altre candidature possibili. E a valutare attentamente alcune controindicazioni, suggerite dalla realtà delle cose. Intendiamoci, ogni nome ha i suoi pro e contro. Il guaio è che nel caso specifico c’è stata una corsa, inaccettabile nel metodo, a imporre letteralmente la sua candidatura al di fuori e al di sopra dei partiti milanesi, che hanno comunque la responsabilità non piccola di proporre ufficialmente, sostenere in campagna elettorale e poi in consiglio comunale (se vittorioso) il candidato. Chiedere una comparazione, un procedimento di scelta, è sembrato offensivo, mediocre, meschino. Chissà perché. Forse si pensa che i candidati li possano imporre (non dico favorire) circoli di amici o giornali. E che ai gradini inferiori i partiti debbano credere, obbedire, combattere.
Quanto a Penati, la cosa è molto diversa. È realisticamente pensabile che un presidente della Provincia possa fare anche il sindaco, governando insieme due istituzioni differenti? Di fronte alle nuove campagne di stampa (e ai numerosi boatos) che avvaloravano questa ipotesi ho espresso lo sconcerto più assoluto, lieto di sapere ora che lo stesso Penati la esclude in radice. Chiedere analisi comparative o affermare principi di correttezza istituzionale si chiama ora cecchinaggio?
Quanto all’idea - o insinuazione - che le mie opinioni siano mosse non da senso di responsabilità ma dalla intenzione di candidarmi io stesso, ho già detto e ridetto e qui ridico che non ci penso proprio. Anzi: agli amici che qua e là devono contestare questa sgradevole supposizione suggerisco, davanti alle certezze conclamate dell’interlocutore, di scommettere pure. Andranno sul sicuro. Che cosa ho in mente? Un candidato, uomo o donna, indipendente da ogni potere, fuori dagli ambienti che hanno a che fare con l’urbanistica, con forte passione civile e culturale e una significativa storia professionale alle spalle. Non è necessario, per rispondere a Salvatore Scarpino, che abbia i baffi (quanto a me, li ho tagliati dieci anni fa...).
*Senatore della Margherita
e coordinatore cittadino