Diritto di vignetta

La più divertente, forse è quella in cui Maometto - nelle vesti di un nostrano San Pietro - respinge dal paradiso islamico una lunga fila di kamikaze che si presentano con cinture ancora bruciacchiate dall'esplosione: «Basta, basta, non ci sono più vergini!». Qualcosa di analogo riferito al mondo cristiano, oggi farebbe sorridere anche il più pio dei credenti e con ogni probabilità non otterrebbe neppure un trafiletto di disapprovazione da parte dell'Osservatore Romano. Se lo spirito con cui lo si fa non è davvero blasfemo, da noi è insomma possibile «scherzare con i santi». Oggi.
Sei o sette secoli fa, invece, anche da noi una simile ironia sul sacro cristiano sarebbe costata all'autore carcere, torture, rogo. L'antica radice sak infatti sta a indicare qualcosa avvinta alla divinità e quindi intoccabile. Ma secoli di dialettica, scontro e incontro fra laicismo e fede hanno reso tollerabile - in Occidente - quel che ben oltre il medioevo, era un sacrilegio, un'intollerabile bestemmia. È per questo che valuterei in secoli, piuttosto che in differenze culturali e religiose, i gravi problemi appena nati dalla pubblicazione di vignette e caricature riguardanti Maometto su quotidiani e riviste europee. Ed è per questo che augurerei al mondo intero, ma in particolare ai musulmani, che non debbano passare anche per loro tanti secoli prima di poter disporre di una fede, di una religiosità capace anche di sorridere.
Lontanissimi dal sorridere, i due gruppi armati più fanatici dei Territori palestinesi, minacciano ora ogni genere di violenza contro francesi, norvegesi e danesi che si trovino nella Striscia di Gaza o in Cisgiordania: nei loro Paesi infatti sono state pubblicate le vignette incriminate. È il primo risultato della eccezionale vittoria elettorale degli integralisti di Hamas, il loro benvenuto - benservito - alla democrazia.
È troppo facile sostenere che - se gli integralisti islamici se la prendono tanto - sarebbe meglio non scherzare né con i loro santi né con il loro conseguente fuoco. La nostra cultura deve portarci invece alla solidarietà con il direttore del quotidiano parigino France Soir, licenziato dall'editore per avere ripubblicato le prime vignette danesi e norvegesi in nome del principio della libertà di espressione, che in Occidente è un «sacro» condiviso anche dai non credenti.
Di certo non è proponibile la tesi per cui se è vero, come è vero, che gli islamici non fanno caricature sui nostri santi, neanche noi dovremmo farle su di loro: non le fanno semplicemente perché l'Islam vieta di riprodurre figure umane. E è comunque ben più grave il senso aggressivo e dispregiativo con il quale usano verso di noi il termine «infedele».
Ripubblicare oggi quelle vignette, come hanno scelto di fare altri quotidiani italiani per solidarietà alla solidarietà, sembra al Giornale (e a me) una provocazione inutile. Ma cedere in assoluto e per principio al «diritto di vignetta» significherebbe soltanto dover ricominciare già domani a cedere al velo sul viso delle donne musulmane persino sulle foto dei documenti d'identità. E così via.